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Aumento Carige, la Fondazione vuole più tempo

Ore di discussioni e alla fine una decisione non all’unanimità. Ma tutto sommato il braccio di ferro tra la Fondazione Carige e la Banca medesima, almeno per il momento, potrebbe essere rimandato. La Fondazione infatti ha scelto di chiedere «cautelativamente» ai vertici della banca la convocazione di un’assemblea straordinaria, per differire di un paio di mesi, al giugno prossimo, l’esecuzione dell’aumento di capitale fino ad un massimo di 800 milioni. In particolare si chiede «l’eventuale proroga del termine stabilito per l’esercizio della delega», che verrebbe rinviato dopo il 31 marzo, o «l’eventuale assunzione della deliberazione entro il 31 marzo 2014 con esecuzione dell’aumento al mese di giugno 2014». «Per quanto ci riguarda è un ramoscello d’ulivo alla banca — spiega il presidente della Fondazione Paolo Momigliano —. Noi chiediamo di modulare l’esecuzione dell’aumento di capitale, portandolo a compimento entro giugno. Se concordiamo le modalità, anche con l’avvallo di Bankitalia, confido che non ci sia nemmeno bisogno dell’assemblea».

Ora si tratta di capire cosa ne pensa Banca d’Italia: per oggi sono stati convocati in via Nazionale il presidente della Carige, Cesare Castelbarco, e l’amministratore delegato Piero Montani. In effetti, la richiesta di rimandare di un paio di mesi l’aumento potrebbe stare in piedi anche senza l’assemblea: la delega precedente infatti deve essere esercitata dal cda della banca entro il 30 marzo, ma nulla vieta — e anzi a questo punto pare non sia possibile far diversamente — che poi l’aumento venga realizzato unpaio di mesi dopo. Difficile invece immaginare che in questo arco di tempo vengano vendute le assicurazioni: la lunga ispezione dell’Ivass si è appena conclusa e, secondo indiscrezioni, ci sarebbero ancora accantonamenti da fare, probabilmente sugli immobili: alcuni rumors parlano di cifre consistenti, intorno ai 150 milioni. Per questo, si dice, le assicurazioni in questo momento vengono considerate non vendibili. Forse, la stessa Fondazione si è arresa all’evidenza.
Due mesi di tempo in più, quindi, a cosa possono servire? Se non altro a trovare un acquirente per una parte dei diritti e delle azioni della Fondazione — ancora principale azionista con il 46,5% — insomma, a cercare di arginare la fortissima diluizione cui andranno incontro con unaumento da 800 milioni. Un piccolo rinvio che potrebbe persino essere gradito alla banca: il 24 marzo intanto vanno approvati piano industriale e i conti (che probabilmente vedranno altre rettifiche e accantonamenti). Sullo sfondo, però, resta il cuore dell’operazione, l’aumento che aprirà il capitale a nuovi soci. I vecchi azionisti faranno probabilmente la loro parte, ma in pista potrebbero scendere i fondi – si parla insistentemente di Investindustrial – interessati a sottoscrivere un aumento con uno sconto sensibile rispetto all’attualevalore.
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