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Aumento Bpm, spunta Bonomi

di Federico De Rosa

MILANO — Stavolta l'ultimatum è arrivato. La Banca d'Italia vuole la svolta in Bpm e la vuole rapidamente. Con una governance duale o tradizionale non importa, purché sia risolto una volta per tutte il problema dell'ingerenza dei sindacati interni sulla gestione. Altrimenti c'è il rischio del commissariamento. Rischio che avrebbe fatto da sfondo ieri all'incontro tra i rappresentanti di Fabi, Fiba, Fisac e Uilca con il vicedirettore generale di Palazzo Koch, Anna Maria Tarantola.

L'appuntamento era stato chiesto dalle sigle dei sindacati bancari per fare chiarezza dopo la ridda di voci che da settimane si stanno inseguendo sul futuro della banca di Piazza Meda. I quattro segretari Lando Maria Sileoni (Fabi), Giuseppe Gallo (Fiba Cisl), Agostino Megale (Fisac Cgil), Massimo Masi (Uilca) hanno manifestato alla Banca d'Italia le loro preoccupazioni «riconducibili anche ad una non corretta governance», hanno spiegato in un comunicato congiunto. In cui sembrano prendere le distanze dagli Amici della Bipiemme, il parlamentino espressione dei sindacati interni alla banca. Di fatto gli azionisti di maggioranza. Ma anche dallo schema di riforma della governance su cui sta lavorando il presidente Massimo Ponzellini, al quale hanno chiesto «anche in considerazione delle importanti e ravvicinate scadenze di questo processo, che vengano senza ulteriori indugi formulate agli organi sociali della Banca, proposte chiare, responsabili e all'altezza della situazione». Un duale che salvaguardi l'identità cooperativa di Bpm ma «in una versione più rigorosa ed equilibrata di quella attualmente ipotizzata». In pratica meno sbilanciata sugli Amici di Bipiemme.

Nel comunicato Fabi, Fiba, Fisac e Uilca hanno anche fatto sapere di guardare con favore all'intervento di «investitori istituzionali che possano apportare rilevanti risorse finanziarie» nonché «esperienza ed eccellenza manageriale per il rilancio operativo della banca». Una chiara apertura di credito a Matteo Arpe, pronto a investire 200 milioni di euro e a impegnarsi personalmente in Piazza Meda. Un'idea che non sembra tuttavia incontrare il favore degli Amici di Bipiemme, che si stanno muovendo per non perdere la presa sulla banca. Mercoledì sera hanno incontrato riservatamente l'imprenditore Andrea Bonomi, patron del fondo Investindustrial, per discutere di un suo possibile ingresso in Bpm come socio finanziario. E avrebbero sondato anche Finlombarda, la finanziaria per lo sviluppo delle imprese lombarde presieduta da Roberto Formigoni.

Mosse che sembrano andare in direzione anti-Arpe. Ma che potrebbero anche produrre l'effetto opposto, ovvero accelerare il suo ingresso a Piazza Meda. Ieri Banca d'Italia avrebbe fatto capire piuttosto chiaramente ai sindacati che il tempo delle manovre è finito e che il prossimo consiglio d'amministrazione, in programma il 27 settembre, dovrà procedere senza indugio all'approvazione del nuovo statuto e al varo dell'aumento di capitale da 900 milioni. Il primo passo di una svolta che per Palazzo Koch dovrà proseguire, secondo quanto riferito da fonti dei sindacati interni a Bpm, con «una cura drastica».

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