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Aumento Alitalia, no di Air France «Insufficiente il piano finanziario»

È un Alexandre de Juniac appassionato quello che accoglie alcuni giornalisti italiani nello storico terminal Air France degli Invalides, nel cuore di Parigi. «Non sottoscriviamo l’aumento di capitale di Alitalia — annuncia il 51enne capo di Air France-Klm — ma restiamo un partner leale e serio. Il piano industriale approvato mercoledì andrebbe anche nella direzione giusta, ma manca totalmente il capitolo finanziario, e in queste condizioni non possiamo investire. Noi vogliamo sostenere Alitalia e lo faremo con il lavoro di ogni giorno, come sempre. Ma è un’azienda con troppi debiti, e siamo stati tenuti completamente all’oscuro dei progetti, se esistono, per ridurli. Se più avanti la situazione finanziaria si chiarirà, noi siamo qui».
De Juniac usa toni accorati, sembra un ex innamorato che cerca di addolcire la pillola dell’abbandono con un «però ti amo». Arriva a citare Jean Cocteau, «Non esiste l’amore, esistono solo prove d’amore», per assicurare che la partnership va avanti, che le quattro joint venture già attive saranno se possibile ancora più approfondite, che «aiuteremo Alitalia anche commercialmente», e poi i bond verranno convertiti «per migliorare il capitale proprio dell’azienda italiana». Ma insomma il nocciolo è che la partecipazione di Air France-Klm viene diluita, dall’attuale 25% a «una soglia compresa tra il 5 e il 10%, dipende da quanto investono gli altri, credo che noi arriveremo vicino al 7%».
L’amata abbandonata, Alitalia, accusa il colpo. E risponde guardando altrove: «Se Air France si ritira si apre una gara interessante perché ci sono sicuramente compagnie aeree, europee e non europee, che possono essere molto interessate», ha subito reagito il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, socio di peso di Alitalia (e di Rcs Mediagroup editore del Corriere della Sera , ndr). Anche il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha preso l’annuncio di de Juniac evocando una nuova vita con altri partner: «Ora sarà possibile effettivamente, per la società innanzitutto e il governo per quanto gli compete, avviare la ricerca di un altro vettore internazionale interessato a una forte partnership con Alitalia». Nonostante la reazione orgogliosa degli italiani, Air France-Klm sembra scettica sulla possibilità che un’altra compagnia (nelle settimane scorse si sono fatti i nomi di Aeroflot o Etihad, per esempio) possa davvero intervenire. «Spetta a loro, noi non abbiamo alcun potere di veto e non metteremo i bastoni tra le ruote a nessuno che voglia giocare un ruolo amichevole e non ostile — dice Alexandre de Juniac —. Per adesso però non si è visto ancora nessuno».
Air France-Klm spera di rientrare in gioco tra qualche mese, «il tempo potrebbe essere d’aiuto a entrambe le compagnie — dice de Juniac —: noi avremo fatto qualche altro passo sulla strada del nostro risanamento, che è doloroso ma sta funzionando, e Alitalia avrà forse progredito nei negoziati con i creditori per la ristrutturazione del debito. Adesso non era il momento adatto».
In ogni caso, Alexandre de Juniac si scalda quando gli vengono ricordati i dubbi sulle sue reali intenzioni. Non sta forse prendendo tempo per rilevare Alitalia quando sarà praticamente fallita e quindi potrà spuntare le condizioni migliori? «È un’assurdità, che convenienza avremmo a prenderci carico di un’azienda distrutta? Noi speriamo che Alitalia si salvi e che metta i conti in ordine, per poi fare una grande compagnia europea Air France-Klm-Alitalia. Sarebbe nell’interesse di tutti».
C’è chi sospetta che voi puntereste solo a portare a Parigi i passeggeri del ricco mercato italiano, affossando l’hub di Fiumicino e le rotte a medio-lungo raggio di Alitalia. «È una sciocchezza: non abbiamo mai voluto ridurre Alitalia a una compagnia regionale, né ridimensionare Fiumicino. Quanto alle rotte a lungo raggio, sono le più costose: bisogna comprare aerei, aprire nuovi scali, e io credo che Alitalia in questo momento non se lo possa permettere, come Air France-Klm del resto». De Juniac insiste: «Il punto è il piano finanziario che manca, altrimenti avremmo detto sì. Il 18 ottobre ho scritto una lettera ai vertici di Alitalia per chiedere la due diligence , cioè l’insieme delle informazioni sui conti: mi sembrava legittimo, visto che mi si chiedeva di investire, ma ho ricevuto solo un rifiuto. Non è stato molto corretto, francamente. Quel no mi ha scoraggiato».
Che cosa augura adesso ad Alitalia? «Di attuare il piano industriale, subito, in fretta. Andava fatto già 8-9 mesi fa».

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