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Aumenti Iva, i timori dei commercianti. Ma Calenda rassicura: non ci saranno

L’economia del Sud è indietro di 20 anni rispetto al centro-Nord. «Con l’aumento dell’Iva, che non è barattabile, scenderebbe il grande inverno dei consumi sul nostro Paese». E «il sistema fiscale è troppo oneroso, complesso e ingiusto». Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, nel corso dell’assemblea annuale, fotografa con preoccupazione lo scenario nazionale e internazionale rivolgendo un pensiero «alle famiglie di tutti gli attentati». Ma il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, lo rassicura: «L’Iva non verrà aumentata. Sono un ministro tecnico, ma ve lo dico dopo aver parlato con il presidente Gentiloni e il ministro Padoan, che contano veramente…».

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un telegramma inviato a Sangalli, sottolinea che «la fiducia di famiglie e imprese deve essere sostenuta, in un quadro di appropriate politiche europee da adeguati investimenti» e anche dal «perseguimento delle riforme, a partire da quella fiscale».

In un quadro dove le ombre sono molte e le luci poche, il Centro studi della Confcommercio esamina il profondo divario in termini di ricchezza prodotta e di consumi che si è acuito e spacca a metà l’Italia: ponendo nel 1995 il Pil pari a 100, l’indice nel 2016 vale oltre 114 nel centro-Nord, mentre il valore del Sud è appena 102,7, in pratica gli stessi livelli di Prodotto interno lordo di 20 anni fa. A frenare la crescita dell’economia, non solo al Sud, ci sono «eccesso di burocrazia — sostiene Sangalli — deficit di legalità, fragilità del sistema infrastrutturale e dell’accessibilità, ingiusto fardello tributario e insostenibile costo del lavoro che gravano su famiglie e imprese». Senza questi ostacoli «quest’anno il Pil potrebbe arrivare al 2%». L’affollata platea applaude.

Poi il presidente della Confcommercio chiede «semplificazione» e definisce l’abolizione dei voucher «paradossale» perché «invece di intervenire sugli abusi e aumentare i controlli, sono stati aboliti». Sull’altro lato della barricata il ministro Calenda avverte: «Una crescita del Pil intorno a 1% non rappresenta un traguardo, non è sufficiente sia dal punto di vista finanziario che sociale, non riassorbe la perdita di posti di lavoro».

Francesco Di Frischia

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