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Aumenti Iva difficili da frenare

Clausole di salvaguardia difficili da sterilizzare. È il giudizio della Corte dei conti, che nel testo dell’audizione sul Documento di economia e finanza (Def) 2016 presso le commissioni bilancio riunite di camera e senato, non mostra grande ottimismo sullo stop alle misure di messa in sicurezza dei conti che, tra Iva e accise, sarebbero al momento responsabili di maggiori entrate per oltre 15 miliardi nel 2017 e di quasi 20 sia nel 2018 sia nel 2019.

I motivi di questo pessimismo sono la sostanziale incapacità delle misure di spending review di ridurre realmente i costi dello stato e l’eccessiva fumosità delle misure di lotta all’evasione citate nel Def.

La Corte osserva come il quadro di finanza pubblica rifletta tre ordini di fattori: i risultati di consuntivo 2015, l’entità delle misure operanti dal 2016 (in particolare quelle recate dalla legge di Stabilità) e l’andamento atteso delle variabili macroeconomiche che influenzano la formazione delle basi imponibili delle principali forme di prelievo. Il consuntivo 2015 segnala una contenuta flessione (tre decimi di pil) delle entrate rispetto all’anno precedente, concentrata fra le entrate tributarie. La legge di Stabilità 2016 e, in misura più limitata, il dl 18/2016, incidono in modo rilevante sul quadro di previsione, sia nel livello sia nel profilo del gettito atteso per il quadriennio 2016-19. Relativamente al solo 2016 sono stati definiti sgravi per circa 19 miliardi, quasi completamente (poco meno di 17 miliardi) riconducibili alla disattivazione delle clausole di salvaguardia Iva e accise. Ma quando si guarda agli ultimi tre anni della previsione, le stime di gettito devono tener conto di una residua e rilevante operatività delle clausole di salvaguardia (responsabili come detto di maggiori entrate per oltre 15 miliardi nel 2017 e di quasi 20 sia nel 2018 che nel 2019). Il futuro profilo del gettito, conseguentemente, presenta margini di incertezza. Se, infatti, non dovrebbero esserci dubbi circa l’entrata a regime della tornata di sgravi varati dalla legge di Stabilità 2016 (oltre 9 miliardi aggiuntivi, a partire dal 2017, fra Irap, maggiorazione ammortamenti beni strumentali, ristrutturazioni edilizie, esonero contributivo assunti a tempo indeterminato, riduzione aliquota Ires, regime dei minimi), «nessuna conclusione può trarsi a proposito della disattivazione delle residue clausole di salvaguardia». Secondo le intenzioni del governo la sterilizzazione delle due clausole residue (aumento Iva e accise) dovrebbe aver luogo nel triennio 2017-19 ricorrendo a un mix di coperture (spending review, riduzione delle spese fiscali, aumento di efficienza della macchina tributaria).

Ma questa previsione si scontra con le difficoltà che si sono poste finora a tutte le misure che puntavano ad una riduzione delle spese fiscali. Mentre «appaiono ( ) difficilmente quantificabili le altre misure compensative preannunciate sul versante tributario: l’introduzione di ”strumenti che accrescano la fedeltà fiscale e riducano i margini di evasione ed elusione” e l’aumento dello ”sforzo organizzativo e normativo volto ad aumentare il gettito fiscale a parità di aliquote”, nel biennio 2018-2019». In conclusione, l’andamento tendenziale delle entrate nel quadriennio della previsione è soggetto a margini di incertezza, sia in relazione alle modalità d’intervento del policy maker, sia in relazione alla costruzione del quadro macroeconomico.

Giovanni Galli

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