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Aumenta il numero dei legali. Ma i redditi sono in calo

È arrivata a varcare (di poco) la soglia dei 37.000 euro annui la media dei guadagni dichiarata dagli avvocati italiani che, nel 2007 (prima, cioè, che si scatenasse la crisi globale), vantavano un reddito superiore ai 51.000 euro. E la cifra è destinata a contrarsi ulteriormente se a esercitare la professione sono le donne e gli abitanti del Mezzogiorno, dove le entrate sono situate in una «forbice» fra i 16.600 e i 26.600 euro. A consegnare una «visione d’insieme» sullo stato della categoria è il primo bilancio sociale della Cassa nazionale di previdenza forense che, insieme alla rendicontazione dei dati che riguardano i legali, espone le attività svolte, i servizi e le prestazioni erogati e i compiti assegnati all’Istituto pensionistico privato con un linguaggio estremamente chiaro; a presentare il documento è stato ieri il presidente dell’Ente pensionistico Nunzio Luciano, nell’ambito del congresso forense, in corso a Rimini. Consultando il testo, salta subito all’occhio la trasformazione che ha interessato, nell’arco di un solo biennio, la platea degli iscritti. Innanzitutto, è lievitato in maniera consistente il loro numero: dall’attuazione dell’art. 21 della legge 247/2012 (la riforma della professione di avvocato), secondo cui l’iscrizione agli Albi comporta il medesimo passaggio alla Cassa, è scaturito, infatti, l’ingresso di «oltre 50.000» soggetti tra la fine del 2014 ed il 2015, coloro, cioè, che, generando redditi inferiori ai minimi previsti per l’iscrizione obbligatoria (10.300 euro per il 2013), fino all’entrata in vigore dalla norma erano tenuti ad effettuare i loro versamenti contributivi presso la Gestione speciale dell’Inps. E, perciò, si legge nel bilancio, al 31 dicembre 2015 la somma è pari a «235.055» professionisti dei quali il 53% sono uomini e il 47% donne; la fotografia scattata, poi, rileva l’avanzata progressiva di una porzione di avvocati under45, poiché l’età media complessiva è di 45,8 anni e il picco degli associati lo si registra proprio fra gli esponenti della categoria che si collocano nella fascia fra i 40 e i 44 anni (51.157), seguiti da coloro che hanno fra i 35 e i 39 anni (43.757). Nel 2015 la spesa totale della Cassa per le pensioni è stata di 765 milioni 329.505 euro, per 27.162 prestazioni (di vecchiaia, anzianità, contributive, di invalidità, di inabilità, indirette e di reversibilità) e, nello stesso anno, negli uffici sono arrivate altre 2.184 domande di accesso agli interventi previdenziali, di cui 1.621 sono state deliberate; il nuovo Regolamento dell’assistenza (che un anno fa a ottenuto il via libera dei ministeri vigilanti, ndr), fa sapere l’Ente, «sarà oggetto del bilancio sociale del 2016», nel frattempo le norme sono forti di coperture finanziarie «più significative», giacché dallo stanziamento, previsto nell’anno precedente, di circa 50 milioni si è passati a una dotazione attuale di «circa 64 milioni» con forme di welfare più adatte alla vita professionale e personale dell’avvocato e della sua famiglia. L’anno passato il flusso contributivo (comprensivo della quota soggettiva di base e modulare e di quella integrativa) ammontava a oltre 1 miliardo e 481 milioni. Il documento presentato a Rimini, inoltre, dà spazio all’illustrazione del patrimonio, che sfiora i 10 miliardi, e dei sui utilizzi. Nei giorni in cui, in attesa dell’emanazione del decreto del ministero dell’economia sulle modalità di gestione degli investimenti degli Enti previdenziali, l’Adepp (l’Associazione che li riunisce, e di cui Luciano è vicepresidente) ha deciso di giocare d’anticipo, varando un proprio Codice di autoregolamentazione concernente le operazioni finanziarie (si veda anche ItaliaOggi del 21/09/2016), Cassa forense mette in evidenza come, al 31 dicembre del 2015, «il 56,38%» dei beni risultino esser investiti «in attività del nostro Paese, con il 46% circa collocato direttamente in azioni e obbligazioni e il 10% circa in fondi chiusi»; questi ultimi, viene precisato, sono costituiti da strumenti finanziari («private equity» e «private debt»), creati «a sostegno delle piccole e medie aziende, nonché delle infrastrutture» e da fondi immobiliari, «il cui valore principale è rappresentato dal Fondo immobiliare Cicerone, formato appositamente per ottimizzare la gestione degli immobili» detenuti dall’Istituto previdenziale forense. Fra le sfide che l’Ente affronterà, infine, recita l’introduzione del bilancio, il potenziamento di «settori strategici come quello dell’assistenza e dell’informatica» per venire incontro alle esigenze degli iscritti.

Simona D’Alessio

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