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Aumenta la «tassa» per ricorrere al Tar

Ancora una volta la leva è il contributo unificato. È destinata a rinfocolare polemiche la decisione del Governo di utilizzare il fisco sui processi anche in funzione deterrente nei confronti degli abusi del processo. Una strada che è già stata percorsa per rendere l’accesso alla giurisdizione un po’ meno a buon mercato. La legge di stabilità infatti introduce il raddoppio del contributo quando l’impugnazione, anche se proposta in via incidentale, è respinta integralmente oppure quando è dichiarata improcedibile o inammissibile. Un obbligo che, precisa la disposizione, nasce al momento del deposito del provvedimento del giudice che ha accertato i presupposti per infliggere l’aumento.
E sul piano dei costi della giustizia si pone però un argine a condanne sulle parcelle del tutto sproporzionate rispetto al valore della controversia, precisando che i compensi liquidati dal giudice e messi a carico della parte soccombente (sulla base dell’articolo 91 del Codice di procedura civile) non possono essere superiori all’importo della causa promossa. Con un’avvertenza importante però: nei compensi non sono comprese le spese, ma solo gli onorari.
Parziale spending review anche sul versante delle intercettazioni dove, a fronte di costi che nel 2011 hanno toccato i 260 milioni (in calo dai 285 e 300 milioni del 2010 e del 2009), l’obiettivo è di razionalizzare i costi e arrivare a una loro uniformità. Così, è affidata a un futuro decreto della Giustizia e dello sviluppo economico la determinazione degli obblighi a carico degli operatori, ma anche, se non soprattutto, la precisazione di modalità di pagamento in forma di canone annuo forfettario «determinato anche in considerazione del numero e della tipologia delle prestazioni complessivamente effettuate nell’anno precedente».
Sulla falsariga di quanto già avvenuto sul versante della giustizia “ordinaria” nell’ambito delle manovre dell’estate 2011 viene disposto anche un generale incremento dei contributo unificato da corrispondere per i ricorsi amministrativi. Il relativo gettito andrà a confluire in un neonato fondo che avrà come obiettivo il finanziamento di interventi urgenti per migliorare l’efficienza di Tar e Consiglio di Stato.
Allo stesso fondo si potrà anche attingere per intervenire, e anche in questo caso il modello sono le norme di poco più di un anno fa, a finanziare incentivi da corrispondere al personale amministrativo degli uffici che hanno ottenuto le migliori performances. Prevista anche la possibilità di future nuove assunzioni tra le toghe, che potranno anch’esse essere destinatarie di un benefit economico. Ogni anno andrà stilata una sorta di graduatoria, che vedrà in sede di verifica l’intervento del Consiglio superiore della magistratura, per verififcare sul campo il raggiungimento degli obiettivi di smaltimento dell’arretrato in rapporto anche alle dimensioni e alla produttività di ogni singolo ufficio. Nell’elenco i Tar che hanno inciso sullo stock di procedimenti giacenti di almeno il 10 per cento

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