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Aumenta il benessere ma giovani e Sud sempre più esclusi

La caduta è finita e gli italiani ricominciano a guardare al futuro con fiducia. Tanto che il Natale che arriva potrebbe essere il primo con il segno più, il primo in cui andare a comprare i regali ridiventa “un’attività piacevole”. Una lettura congiunta del terzo Rapporto Bes dell’Istat (lo studio che propone una lettura “alternativa” delle condizioni del Paese rispetto a quella offerta dal Pil, focalizzata sul benessere equo e sostenibile) e delle previsioni di Confcommercio sulle spese di Natale potrebbe far pensare che la crisi sia davvero finita, e poco importa se alla fine la crescita arriverà davvero allo 0,9% («è possibile ma non semplice», valuta il presidente dell’Istat Giorgio Alleva). Si riduce la quota di famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine del mese (nel 2014 17,9% contro il 18,8% del 2013), la povertà assoluta ha smesso di aumentare, la grave deprivazione diminuisce e l’occupazione ricomincia a crescere. Ma dalla crisi il Paese esce più diviso che mai: «Dopo la grande tempesta del 2013 e le criticità presenti dal 2008, – spiega Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell’Istat – il 2014 è un anno di transizione. Si ferma la caduta e ci sono addirittura segnali di miglioramento. Le reti sociali, che hanno rappresentato un importante riferimento nella crisi, migliorano. Però tra Nord e Sud c’è una situazione speculare, in particolare rispetto a lavoro e sicurezza: il Sud si colloca ai livelli più bassi e con una dinamica peggiore per il lavoro, e la forbice è aumentata in questi anni, sia per la qualità che per la quantità del lavoro. Mentre il problema della sicurezza si accentua soprattutto per il Nord».
A ben guardare anche le previsioni Confcommercio mostrano un ottimismo contenuto. E’ vero, gli italiani spenderanno 10 miliardi per i regali, il 5% in più rispetto al 2014, 116 euro a persona. Eppure il 73% prevede «una festa dimessa». «Il governo – avverte il presidente, Carlo Sangalli – non ha ancora vinto la scommessa di trasformare una ripresa economica certificata dai dati in una ripresa reale. Per fare questo bisogna ridurre le tasse, la spesa pubblica improduttiva, il deficit di legalità e la cattiva burocrazia». E cercare di bilanciare con provvedimenti mirati le gravi disuguaglianze che caratterizzano più che mai il Paese, e che la crisi ha esacerbato: «Il mio auspicio è che nella prossima manovra Pil e Bes possano viaggiare insieme, – dice il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia – in modo da permettere finalmente alla politica un confronto nuovo sulla crescita del Paese anche dal punto di vista della qualità della vita e non solo in base agli indicatori economici sempre più obsoleti e ai portafogli industriali». Qualità della vita carente soprattutto tra le famiglie numerose, monogenitoriali, “a bassa intensità lavorativa”: è qui, soprattutto nel Mezzogiorno, che si annida una povertà che la ripresa non scalfisce. Per dirla con l’Istat, «il miglioramento osservato in termini di diffusione della grave deprivazione» non intacca «la componente persistente del disagio».
A soffrirne soprattutto i più deboli, i bambini: al Sud il 9,2% non può permettersi di invitare gli amici per giocare o mangiare insieme, il 16% non può partecipare alle gite scolastiche e il 14,7% non dispone di uno spazio adeguato per studiare. E il 7,7% dei bambini italiani non può permettersi neanche di festeggiare il compleanno.
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