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Audiosorveglianza off limits

Legislazione sulla privacy blocca la ripresa a distanza dell’immagine e della voce del dipendente. E in caso di irregolarità il garante ha il potere di spegnere le telecamere. Come è successo a un call center, nel quale erano installate quattro telecamere all’ingresso della sede e nei locali dove sono collocate le postazioni di lavoro. Ne ha dato notizia la newsletter del garante n. 364 del 23 ottobre 2012, che riporta un altro provvedimento con cui è stata irrogata una multa salata a una società di telecomunicazioni, rea di non avere fornito al garante le informazioni richieste su fax promozionali indesiderati.

Audiosorveglianza off limits. Nel caso del call center innanzi tutto è stato accertato un vizio nell’informativa ai dipendenti. L’impianto, infatti, era segnalato da cartelli, che però erano privi di alcune informazioni obbligatorie. La videosorveglianza nei luoghi chiusi, infatti, deve riprendere tutte le notizie contemplate all’articolo 13 del codice della privacy, e non ci si può limitare all’affissione di un sintetico cartello. Già solo questo inadempimento comporta il divieto di trattare i dati e così il garante ha impartito un espresso ordine al call center. Oltre al codice della privacy, poi, va rispettato anche lo statuto dei lavoratori (articolo 4 della legge 300/1970): l’installazione di sistemi audiovisivi, dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, è ammessa solo in presenza di particolari esigenze aziendali organizzative, produttive o di sicurezza del lavoro. Ma anche questa destinazione del sistema di controllo non basta: si deve infatti stipulare un previo accordo con le rappresentanze sindacali o, in mancanza di accordo, è necessaria l’autorizzazione dell’ufficio periferico del ministero del lavoro. Nel caso del call center la società non è stata in grado di dimostrare l’esistenza di esigenze aziendali e non aveva rispettato la procedura prevista dalla legge. Il trattamento dei dati, anche per questa ragione, è risultato illecito. Tra l’altro in caso di violazione dell’articolo 4 dello statuto dei lavoratori scattano sanzioni penali (articoli 114 e 171 codice della privacy e articolo 38 della legge 300/1970).

Un caso analogo era capitato anni fa a un commerciante che aveva installato un sistema di videosorveglianza abbinato a un sistema di registrazione (newsletter n. 318 del 16 gennaio 2009). In quel caso il titolare del negozio si era difeso sostenendo che le telecamere, quattro esterne e tre interne, erano state installate per finalità di sicurezza, dopo aver subito alcuni atti vandalici e intimidatori. Diversa la situazione accertata in loco dagli ispettori del garante, che avevano scoperto che l’impianto era anche dotato di registratore audio. Questa circostanza aveva fatto scattare la prescrizione di rimozione della telecamera «con le orecchie» e di cancellazione di dati (suoni, voci) raccolti.

Silenzio vietato. Costa caro non rispondere al garante. L’omessa risposta comporta, infatti, una sanzione pecuniaria amministrativa, che può raggiungere l’importo di parecchie migliaia di euro. È quanto è successo alla filiale italiana di un grande gruppo internazionale che fornisce servizi informativi e di telefonia alle imprese e alle p.a., che dovrà pagare una sanzione di 75 mila euro. Tutto è partito dalle segnalazioni di destinatari di fax promozionali indesiderati, a seguito dei quali il garante ha chiesto alla società di fornire informazioni sulla titolarità di alcune numerazioni che comparivano tra quelle indicate dagli utenti. Il garante non ha ricevuto riscontro alla richiesta di chiarimenti e ha applicato l’art. 157 del codice della privacy, in base al quale per l’espletamento dei propri compiti il garante può richiedere al titolare, al responsabile, all’interessato o anche a terzi di fornire informazioni e di esibire documenti. L’art. 164, sempre del codice della privacy, punisce chiunque omette di fornire le informazioni o di esibire i documenti richiesti dal garante con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 10 mila euro a 60 mila euro, con possibilità di aumentare la cifra nei casi gravi e anche in considerazione delle condizioni economiche del trasgressore.

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