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Audi vuole la «rossa» Ducati

di Maurizio Donelli

Con un gioco di parole, in futuro si potrebbe ribattezzare Ducaudi. L'insaziabile Ferdinand Piëch, numero uno di Audi e del gruppo Volkswagen (dieci marchi) starebbe valutando la possibilità di acquisire la Ducati. La trattativa sarebbe già stata avviata. Audi farebbe valere una prelazione per l'acquisto dell'azienda di Borgo Panigale valida fino al mese di aprile. Il management tedesco di Audi conferma, anche se in modo non ufficiale. Alcuni tecnici di Ingolstadt avrebbero già visitato gli stabilimenti emiliani nelle settimane scorse. Questo sgombra definitivamente il campo dai sussurri circa l'interesse sul marchio italiano legato a Valentino Rossi di Mercedes, Bmw (che peraltro ha subito smentito qualsiasi interessamento) e addirittura Harley Davidson.
«Ducati è ora una società perfetta ma per un'ulteriore crescita richiede il supporto di un partner industriale di rilevanza mondiale» aveva detto a metà febbraio al «Financial Times» Andrea Bonomi, il numero uno di Investindustrial (ovvero il fondo italiano di private equity che con il 70% delle quote è l'azionista di maggioranza di Ducati). Un'affermazione perentoria che ha messo di fatto sul mercato l'azienda. Fissato anche il prezzo: un miliardo di euro. A Piëch, appassionato motociclista, non deve essere sembrato vero. E a quel punto (ma quasi certamente anche prima) sarebbe partita la trattativa .
Non è la prima volta che il gruppo Volkswagen punta su Borgo Panigale. Un primo tentativo era stato fatto nel 2005. Ma la Ducati non era solida come adesso (con circa 480 milioni di euro di fatturato e 40.000 moto vendute all'anno ha in mano circa il 10,5% del mercato delle moto sportive) e quindi non se ne era fatto nulla: il rischio di bancarotta era davvero concreto.
Resta da capire se Piëch sarà disposto a pagare un prezzo così alto come quello stabilito (secondo le ultime indiscrezioni, sul tavolo ci sono 850 milioni, compresi circa 200 milioni di debiti). Audi è ricca. I recenti risultati di bilancio lo confermano: 1,3 milioni di vetture vendute nel 2011, ricavi per 44,1 miliardi di euro e soprattutto, utile operativo di oltre 5,3 miliardi. Ma la cifra richiesta è davvero enorme. D'altra parte in ballo non c'è solo il marchio ma anche tre fabbriche. Quella di Bologna con 950 dipendenti, quella thailandese con cento e un'altra in Brasile con altri cento dipendenti.
Certamente se al fondo capitanato da Bonomi (la loro posizione circa la trattativa si limita per ora a un «no comment», quindi nessuna smentita) riuscisse il colpaccio, significherebbe per Investindustrial un guadagno superiore di tre volte rispetto all'investimento che venne fatto al momento dell'acquisizione dal fondo americano Texas Pacific Group. In caso di successo della trattativa i vantaggi naturalmente sarebbero anche per gli altri due azionisti: il fondo di private equity Bs (che ha il 20 per cento) e il fondo canadese Hospitals of Ontario Pension Plan (che detiene il 7% di Ducati).
 

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