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Attrazione europea senza appeal

di Antonio G. Paladino 

La Corte dei conti boccia il dipartimento delle finanze sul regime di attrazione europea. Il decreto del ministero dell'economia e finanze che reca le disposizioni attuative del regime fiscale di attrazione europea, previsto dall'articolo 41, comma 2 del dl n.78/2010, è infatti, illegittimo nella parte in cui, in difformità da quanto sancito nella norma primaria, dispone l'avvio del predetto regime non dall'entrata in vigore della stessa, ma da quella dello stesso decreto.

Per questa motivazione la Corte dei conti, sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti delle amministrazioni statali, nel testo della deliberazione n. 6/2012, ha ricusato il visto e la conseguente registrazione del ddg Mineconomia 11.11.2011, attuativo del regime fiscale di attrazione europea, in quanto viziato di illegittimità per manifesta violazione della norma di rango primario (per i contenuti del decreto, si veda ItaliaOggi del 14.9.2011). L'articolo 41 dispone che per le imprese residenti in uno stato membro Ue diverso dall'Italia, che intraprendono nel nostro paese nuove attività economiche, nonché ai loro dipendenti e collaboratori, si applica, per un triennio e a decorrere dal primo giorno del periodo di imposta nel corso del quale è stata presentata apposita istanza di interpello, la normativa vigente in uno degli stati Ue (se più favorevole dal punto di vista tributario) rispetto a quella italiana. Unico presupposto per poter beneficiare di questa disposizione: le attività economiche cui la norma fa riferimento, non devono risultare già avviate in Italia prima della data di entrata in vigore del dl 78/2010 e devono essere effettivamente svolte nel territorio italiano. Sarà poi, un successivo decreto di natura non regolamentare (il ddg oggi bocciato) a dare attuazione a quanto sopra descritto. Il collegio della Corte dei conti, pertanto, dopo il rilievo effettuato dal magistrato istruttore, ha definito «chiara» l'indicazione della norma primaria, ovvero che le attività economiche per le quali è possibile richiedere il regime fiscale di attrazione europea «non devono risultare già avviate prima della data di entrata in vigore del presente decreto». Con tale locuzione, è pacifico che si intende il dl 78 e non il decreto attuativo all'esame della stessa Corte. Nonostante un dettato normativo «chiaro ed esplicito», il decreto attuativo individua le attività economiche possibili destinatarie della nuova normativa, in quelle poste in essere da soggetti che trasferiscano la propria residenza fiscale in Italia, ovvero costituiscono nel nostro paese una o più stabili organizzazioni ma solo «successivamente alla data di entrata in vigore del decreto di attuazione dell'articolo 41 è non già del decreto legge n. 78/2010». Così operando, i vertici di via XX Settembre escludono dall'applicazione di tale regime, quei soggetti, siano esse persone fisiche, società o persone giuridiche, che abbiano trasferito la residenza o abbiano avviato nuove attività successivamente all'entrata in vigore del Dl n. 78/2010, ma prima dell'entrata in vigore del decreto attuativo.

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