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Attrazione europea con interpello

di Duilio Liburdi  

Per il regime fiscale di attrazione europea partenza con l'interpello, disposizioni di tutela e adempimenti amministrativi secondo le regole italiane con l'esclusione dei soggetti fiscalmente trasparenti. Con la possibilità, anche per dipendenti e collaboratori, di optare per un trattamento tributario differente da quello italiano. Sono questi alcuni dei tratti salienti che emergono dalla lettura del decreto attuativo delle disposizioni contenute nell'articolo 41 del decreto legge n. 78 del 2010 rubricato appunto regime fiscale di attrazione europea e che, di fatto, dovrebbe avere l'effetto di attrarre iniziative di impresa in Italia potendo mantenere la fiscalità del paese di provenienza nel campo della imposizione diretta. In linea di principio, quindi, un provvedimento, aperto per consultazioni sul sito del Mineconomia (si veda ItaliaOggi di ieri), che appare finalizzato a «premiare» in termini economico-aziendali l'investimento in Italia a fronte di una fiscalità che potrebbe essere meno elevata.

I soggetti interessati dal nuovo regime. Per l'aspetto soggettivo, la disciplina di cui all'articolo 1 del decreto richiama le persone fisiche, società o a qualsiasi ente considerato persona giuridica ai fini dell'imposizione, svolgenti attività d'impresa ai sensi della normativa tributaria dello stato membro dell'Unione europea di residenza, che intraprendono in Italia nuove attività economiche mediante il trasferimento in Italia della residenza o della implementazione di stabili organizzazioni o di società controllate o collegate. A tale fine, comunque, il soggetto che arriva in Italia deve essere residente da almeno 24 mesi in uno stato membro dell'Unione europea e nello stesso effettivamente operativo. La nozione di residenza deve essere individuata in base alle convenzioni contro le doppie imposizioni che, come noto, forniscono una serie di criteri molto articolati con particolare riferimento alle persone fisiche. L'iniziativa economica deve essere nuova, nella accezione prevista dall'articolo 2 del decreto e declinata alla previsione dell'articolo 55 del Tuir e dunque la condizione di specie non si realizza laddove un soggetto non residente eserciti in Italia la medesima attività con una stabile organizzazione. In ogni caso, non rientrano nel regime di specie le iniziative economiche svolte in Italia mediante l'acquisizione di partecipazioni in soggetti residenti. La finalità appare dunque quella di premiare le attività operative e non gli investimenti di natura meramente finanziaria che, solo come secondo livello, rappresentano attività economiche. Importante riferimento è anche quello alla «fisicità» dell'attività economica in Italia che deve essere effettivamente svolte in Italia.

La scelta del regime impositivo. Una volta avvenuta la collocazione in Italia dell'attività economica avente il requisito della novità, il soggetto estero, previa presentazione di istanza di interpello entro 30 giorni e stipula di un accordo con l'Agenzia delle entrate, sceglie di applicare la normativa tributaria vigente in uno degli stati membri dell'Unione europea alla data di presentazione dell'istanza. L'accordo in questione rimane fermo, come precisato nella relazione di accompagnamento al decreto, in caso di «evoluzione» del sistema normativo scelto. Sempre la relazione chiarisce come, nello stabilire il concetto di «normativa» tributaria, il presente provvedimento esclude i regimi di aiuti di stato, le disposizioni in contrasto con il Codice di condotta e le agevolazioni specificamente concesse ai soggetti esteri. Sono, per esempio, escluse le agevolazioni a carattere territoriale, i regimi concessi dalle amministrazioni estere in virtù di ruling, i regimi agevolativi soggetti a rollback. Nell'istanza di interpello, peraltro, può essere chiesta l'applicazione del regime anche per i menzionati soggetti, a meno che tali dipendenti e collaboratori non optino per l'applicazione della normativa tributaria statale italiana. Per conseguenza, non vi è obbligo di applicare automaticamente ai dipendenti e collaboratori, il regime estero prescelto dal soggetto estero, in quanto, come precisato dalla relazione al decreto, tale regime potrebbe risultare, per dipendenti e collaboratori, meno conveniente di quello previsto nel nostro stato. Il regime richiesto si applica per il periodo di imposta nel corso del quale è presentata l'istanza e per i due successivi. A partire dal quarto periodo d'imposta si rendono applicabili, ai fini della determinazione del reddito di impresa e della relativa aliquota di imposizione, le disposizioni della normativa tributaria statale italiana.

Adempimenti. Quello che non appare derogabile è l'aspetto di natura amministrativa in quanto il decreto prevede espressamente come si applichino le disposizioni in materia di liquidazione, accertamento, sostituti d'imposta, dichiarazioni, riscossione e contenzioso, previste per le imposte sui redditi vigenti nell'ordinamento italiano.

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