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Attività diverse non oltre il 30%

Definitivamente stabilito il rapporto fra il fatturato delle attività principali e secondarie negli Enti del terzo settore. Queste ultime per poter essere considerate tali dovranno generare ricavi al di sotto del 30% delle entrate complessive dell’ente o del 66% dei relativi costi complessivi dell’Ets. Le attività secondarie potranno essere realizzate in qualsiasi ambito purchè i loro proventi siano finalizzati a supportare, sostenere, promuovere e agevolare il perseguimento delle finalità istituzionali dell’ente

È quanto prevede l’atteso decreto di attuazione di cui all’art. 6 del d.lgs 117/2017 che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di lunedi 26 luglio. Il decreto, emanato dal Ministero del lavoro di concerto con quello dell’economia e delle finanze (i cui contenuti erano peraltro stati anticipati da Italia Oggi lo scorso 24 giugno), consentirà agli enti di organizzare e pianificare le proprie attività senza correre il rischio di essere cancellati dal registro.

Presumibilmente, in relazione alla attuale inoperatività del registro del terzo settore, i limiti in commento verranno valutati dagli Enti a partire dal bilancio relativo al 2022.

Il tipo di attività secondaria

Affinchè gli ets possano esercitare oltre alle attività principali (di cui all’art. 5 del d.lgs 117) anche attività diverse, queste ultime, in primo luogo dovranno essere previste nell’atto costitutivo o statuto e dovranno essere secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale (art. 6 del decreto 117).

A questo punto, chiarisce il decreto di attuazione le attività secondarie possono considerarsi strumentali rispetto alle principali “indipendentemente dal loro oggetto”, purchè siano esercitate dagli Ets “per la realizzazione, in via esclusiva, delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite” dall’Ente stesso. In altri termini, non sussistono preclusioni in merito al tipo di attività secondaria esercitabile dall’ente purché i proventi della stessa siano finalizzata sostenere, supportare, promuovere e agevolare il perseguimento delle finalità istituzionali dell’ente.

I limiti quantitativi

Confermati anche i rapporti quantitativi fra le attività principali rispetto alle secondarie. Queste ultime potranno essere considerate tali se ricorre almeno una delle due condizioni di seguito elencate (alternativamente) inerenti il limite dei i ricavi dell’attività secondaria determinati in ciascun esercizio:

non devono superare il 30% delle entrate complessive dell’Ets;

non devono superare il 66% dei costi complessivi dell’Ets

Nel bilancio dell’ente dovrà essere evidenziato il criterio utilizzato.

Il decreto conferma altresì che ai fini del calcolo dei costi complessivi relativi al secondo criterio di computo, rientrino anche i costi figurativi inerenti all’impiego dei volontari iscritti nell’apposito registro.

Sanzioni

Nel caso di mancato rispetto dei limiti dianzi evidenziati, l’articolo 4 prevede che gli amministratori dell’ente, entro 30 giorni di tempo dalla data di approvazione del bilancio debbano inviare un’apposita segnalazione agli uffici del Registro Unico nazionale del terzo settore (Runts) (o ad altri enti autorizzati alla ricezione). A questo punto viene però richiesto all’Ets che il rispetto di almeno uno dei due limiti dovrà essere “recuperato” nel corso dell’esercizio successivo. Molta attenzione dovrà essere posta nel superare i due indici per due esercizi consecutivi. In tali circostanze, infatti, l’art. 4 del decreto prevede la cancellazione dell’ente dal registro del terzo settore.

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