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Attività dal fallimento al valore effettivo

Il costo sostenuto dall’assuntore di un concordato fallimentare va ripartito tra le attività acquisite in proporzione al rispettivo valore effettivo. Lo precisa la risposta ad interpello 55 diffusa ieri dall’agenzia delle Entrate secondo cui la suddivisione non deve invece essere effettuata in base al precedente costo fiscale che gli stessi avevano in capo al fallimento.
La risposta 55/2018 esamina il caso di una società Alfa che ha svolto il ruolo di assuntore di un concordato fallimentarein base agli articoli 124 e seguenti della legge fallimentare. La proposta formulata da Alfa prevede il pagamento di un determinato importo ai creditori della procedura (14 milioni) con utilizzo di risorse finanziarie proprie del fallimento (8 milioni) nonché di una somma erogata dall’assuntore (6 milioni). A fronte di tali impegni, ad Alfa vengono trasferite le attività del fallimento tra cui immobili, partecipazioni e azioni giudiziarie.
La società Alfa chiede all’agenzia delle Entrate quali siano le modalità con cui determinare il costo fiscale delle singole attività acquisite a seguito del concordato fallimentare.
L’Agenzia evidenzia preliminarmente che il costo fiscale complessivo rilevante per Alfa è costituito dall’effettivo esborso sostenuto (6 milioni). La risposta 55 evidenzia poi che il concordato fallimentare con assuntore da parte di un terzo si configura come fattispecie traslativa. Dal punto di vista fiscale, si tratta di atto di tipo realizzativo e non successorio, con la conseguenza che l’assuntore non subentra nel costo fiscale che le attività avevano in capo alla procedura fallimentare. L’assuntore si pone, dal punto di vista fiscale, alla stregua di un acquirente di un ramo di azienda con prezzo complessivo indistinto: la ripartizione tra le diverse attività deve dunque effettuarsi in proporzione ai singoli valori reali delle attività stesse (Cassazione 9950/2008). Per operare tale imputazione, conclude l’Agenzia, possono utilizzarsi le indicazioni del parere del curatore previsto dall’articolo 125 della legge fallimentare a condizione che esso rifletta i valori effettivi delle attività trasferite.

Luca Gaiani

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