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Attività all’estero, quadro a metà

di Maurizio Tozzi 

Imposta per le attività finanziarie all'estero, movimenti in entrata e uscita sul conto mandano in fuorigioco la compilazione di RM. Mentre il quadro RW ha regole chiare per i diversi flussi in entrata e in uscita, dando la possibilità di compilazione cumulativa in riferimento agli stessi conti, in RM si scorge solo la possibilità di indicare complessivamente il valore delle attività finanziarie, ma non è precisato come procedere nel caso di consistenze e quote di possesso variabili nell'arco dell'anno.

La nuova patrimoniale per le attività finanziarie all'estero nel quadro RM incontra, a prima vista, una gestione finalizzata alla semplificazione. Infatti, nei righi RM33 e RM34 della sezione XVI, deve essere indicato solo il valore delle attività finanziarie detenute all'estero, con la relativa indicazione della quota e periodo di possesso. Le istruzioni sono molto avare al riguardo e il riferimento al plurale per quanto concerne le attività estere sembra lasciar intendere che il contribuente possa non essere tenuto a distinguere le diverse attività, potendo procedere addirittura alla sommatoria delle stesse, cosa che per esempio non è possibile nel quadro RW, atteso l'obbligo di utilizzare diversi codici di identificazione delle attività estere detenute. L'indicazione «accorpata» in RM è però possibile solo nel caso in cui vi sia perfetta coincidenza della detenzione delle attività finanziarie nell'arco dell'anno e del relativo possesso: è evidente, infatti, che se si possiede una quota di partecipazione al 25% in una società estera e poi si detiene al 50% un conto corrente, giocoforza bisognerà procedere alla separata indicazione delle attività, caratterizzate da una diversa quota di possesso. E ad analoghe conclusioni si giunge per il periodo di detenzione.

L'aspetto particolare della sezione XVI del quadro RM, comunque, è che non si preoccupa minimamente di gestire ipotesi di diverse indicazioni riguardanti la medesima attività. Per esempio, non è previsto, sulla falsariga di quanto accade nel quadro RB, un riquadro «continuazione», da barrare nel caso in cui si tratti della medesima attività del rigo precedente. Si pensi a un conto corrente che per i primi cinque mesi ha avuto un valore di 8 mila euro e poi è stato incrementato a 13 mila euro. Le istruzioni nulla dicono al riguardo e dunque non è dato sapere se sia possibile indicare il valore medio (che tra l'altro sarebbe eventualmente da ponderare in funzione dei mesi), oppure sia necessario compilare righi separati: in tale seconda ipotesi, comunque, non vi è obbligo di dover evidenziare che si tratta del medesimo conto estero nei righi compilati. Dunque in RM non solo non bisogna preoccuparsi di identificare l'attività, ma nemmeno devono segnalarsi le diverse casistiche riferite alla medesima attività: il solo obiettivo è quello di permettere al software di calcolare al meglio la patrimoniale dovuta.

Nel caso esposto in precedenza, con una sola variazione nell'arco dell'anno, è abbastanza semplice concludere che la soluzione migliore sia quella di compilare due righi, uno riferito alla consistenza dei primi cinque mesi (dunque indicando come valore 8 mila euro), il secondo relativo all'importo di 13 mila euro per i restanti 7 mesi. La situazione però si complica notevolmente nel caso di conti che nel corso dell'anno sono stati caratterizzati da entrate e uscite numerose. Nel quadro RM non è dato sapere come comportarsi: in tale ipotesi, per esempio, nella sezione III del quadro RW si è adottata la tecnica dell'accorpamento in funzione dei conti interessati. Se i flussi in uscita dal conto estero sono tutti destinati al medesimo conto italiano, il contribuente può procedere all'indicazione di un'unica movimentazione complessiva e lo stesso può farsi per i flussi in entrata.

Nel quadro RM, invece, tutto ciò non accade e la complicazione del calcolo della patrimoniale è notevole: sia sufficiente pensare, infatti, a un conto che ha un paio di movimenti mensili in entrata e in uscita ed è possibile comprendere quale sarà la difficoltà procedurale. Peraltro, dovrebbe anche sapersi come determinare il valore di riferimento se il conto varia più volte la sua consistenza. La norma si limita a richiedere una patrimoniale riferita ai mesi di possesso dell'attività all'estero. Se però il conto estero, ad esempio nel solo mese di gennaio, si ritrova incrementato con un flusso in entrata del 15 gennaio di 8 mila euro e con una consistenza di 18 mila euro fino al 21 gennaio, per poi essere decrementato per spese varie, di importo pari a 4 mila euro, a 14 mila euro fino alla fine del mese, il calcolo della patrimoniale rischia di diventare un terno al lotto ed è ancora più complicato se ciò si verifica per tutto l'anno. In tale ipotesi, per non far impazzire il contribuente, la soluzione plausibile sarebbe proprio quella di consentire il calcolo della consistenza media ponderata del conto nel corso dell'anno e far indicare tale valore nella sezione XVI di RM, indicando come periodo di possesso 12 mesi. Tutt'al più si potrebbe richiedere una compilazione mensile (ma allora servirebbero 12 righi riferiti alla stessa attività finanziaria), ma anche in tal caso servirebbe la media ponderata della consistenza del conto in ogni singolo mese, tranne che non si voglia ancorare la patrimoniale alla consistenza del conto alla fine del mese, circostanza però assolutamente non plausibile che si presterebbe a semplici raggiri, essendo sufficiente, ogni fine mese, svuotare il conto medesimo per evitare la patrimoniale. La sola certezza, comunque, è che RM non ha nulla a che vedere con RW, considerate le enormi difformità sia per quanto riguarda i soggetti obbligati (si pensi, per esempio, agli esoneri soggettivi di RW – tipo i frontalieri – che non si riscontrano in RM), sia per le modalità di compilazione (proprio per i conti correnti cointestati, in RW si indica per ogni intestatario il totale del conto, mentre in RM rileva la quota di possesso): in tale ottica, una «rilettura» coordinata dei quadri e delle istruzioni sarebbe quanto mai necessaria, per evitare inutili mal di testa per adempimenti che ormai di fatto sono similari.

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