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Attività all’estero, dichiarazione off limits

Cresce il numero delle persone fisiche residenti in Italia che detengono attività finanziarie all’estero senza il tramite di intermediari finanziari italiani per motivi che prescindono da considerazioni di carattere fiscale.
A volte semplicemente a causa di sfiducia nel sistema; molto spesso, per aver ricevuto eredità per le quali sono in corso le procedure di rimpatrio. Per questi soggetti esistono due certezze: obblighi dichiarativi estremamente onerosi e doppia imposizione internazionale.
Oltre al modulo RW – la cui redazione appare meno complessa dopo le semplificazioni introdotte con la circolare 45/E del 2010 – devono essere compilati i quadri della dichiarazione necessari per il calcolo delle imposte sui redditi e dell’Ivafe. In sintesi, per i soggetti che detengono attività gestite dinamicamente (si trascurano, per semplicità, le partecipazioni qualificate) da intermediari finanziari non residenti devono essere compilati:
1) il quadro RL, per indicare:
– i proventi (redditi di capitale) dei fondi comuni d’investimento mobiliari diversi dai quelli (armonizzati o non armonizzati) istituti in Stati diversi da quelli UE o SEE white list (Islanda e Norvegia) il cui gestore sia vigilato nello Stato in cui è stabilito; concorrono integralmente alla formazione dell’imponibile Irpef;
– gli utili provenienti da Paesi a fiscalità privilegiata, che sono tassabili integralmente, a meno che siano corrisposti da società con azioni negoziate in mercati regolamentati.
2) Il quadro RT, per indicare i «redditi diversi di natura finanziaria» (capital gain) che possono interessare qualsiasi genere di investimento all’estero (azioni, obbligazioni, derivati, fondi comuni, metalli preziosi, eccetera); sono soggetti all’imposta sostitutiva del 20%, calcolata – per i soli titoli pubblici e quelli di determinati organismi sovranazionali – su una base imponibile ridotta al 62,5%; le differenze valutarie sono rilevanti solo se il contribuente ha detenuto nel corso dell’anno giacenze per oltre 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi continui.
3) Il quadro RM, per indicare i proventi di fonte estera che se percepiti con l’intervento di un intermediario residente sarebbero stati assoggettati a ritenuta d’imposta o imposta sostitutiva a cura dell’intermediario, quali ad esempio:
– gli interessi sui conti correnti e depositi bancari;
– gli interessi e altri proventi sulle obbligazioni e titoli similari;
– i redditi di capitale prodotti da «titoli atipici»;
– i proventi derivanti dal riscatto di polizze vita;
– le commissioni relative a operazioni di «prestito titoli»;
– i proventi dei fondi comuni d’investimento istituti in Stati diversi da quelli UE o SEE white list (Islanda e Norvegia) il cui gestore sia vigilato nello Stato in cui è stabilito;
– i proventi dei fondi immobiliari.
Questi proventi sono soggetti ad un’imposta sostitutiva del 20% sul loro ammontare lordo (12,5% per i titoli pubblici e quelli di determinati organismi sovranazionali). Nel caso delle polizze e dei fondi investiti in titoli soggetti all’imposta del 12,5% la base imponibile è congruamente ridotta.
Può accadere che ci siano redditi da indicare in dichiarazione anche se il patrimonio all’estero è amministrato da un intermediario italiano: è il caso delle differenze valutarie e dei proventi dei titoli atipici quando l’intermediario non ha applicato la ritenuta d’ingresso (in questo caso l’intermediario segnala il nominativo del cliente nel quadro SP sezione II del modello 770).
Stando alle istruzioni al quadro RM, le imposte pagate all’estero sui proventi delle azioni non qualificate e su quelli delle obbligazioni e titoli similari non sono mai scomputabili da quelle dovute in Italia; negli altri casi si può optare per far concorrere il reddito al 100% alla formazione dell’imponibile Irpef e scomputare il credito per le imposte estere.

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