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Attivisti in pressing su Apple: nel mirino i «danni» da iPhone

Apple è assediata da grandi investitori. Ma non per la performance finanziaria, o per dubbi sulle innovazioni negli iPhone. Piuttosto per il contrario: perché non presta adeguata attenzione alle ripercussioni sociali – psicologiche e pedagogiche – del boom dei propri smartphone tra i consumatori più giovani e in età scolare.
La ribellione degli investitori che hanno scelto di sbandierare coscienza sociale vede per la prima a volta in una campagna di così alto profilo l’unione di protagonisti il cui interesse è più prevedibile – il fondo pensione degli insegnanti californiani Calstrs – con gruppi assai meno scontati, il colosso di Wall Street Jana Partners. Fondo militante sì, quest’ultimo, ma tradizionalmente preoccupato di spingere aggressivamente per migliorare rendimenti e bilanci. Assieme controllano almeno due miliardi di dollari in titoli del colosso guidato da Tim Cook.
A portare Jana sulla barricata è, in realtà, un ragionamento che al sociale sposa il finanziario. Crede che alla lunga la protesta contro l’eccessiva diffusione di iPhone a ogni età e in ogni circostanza possa generare effetti boomerang contro il gruppo di Cupertino e danneggiarne le prospettive di business e di Borsa. Per questo invita l’azienda, assieme agli insegnanti-investitori, a correre ai ripari, a correggere la sua immagine sviluppando specifiche soluzioni finora trascurate quando si tratta di accelerare sui nuovi modelli. In gioco sono software che consentano a genitori e educatori di controllare e limitare il ricorso pervasivo ai gadget. Accanto a questo vengono invocati anche nuovi strumenti di analisi, a carico dell’azienda, per valutare con cura l’impatto sulla salute mentale di un utilizzo esagerato dei gadget mobili.
Jana Partners non intende fermarsi ad Apple. In un impeto agli investimenti «socialmete responsabili», forse stimolati dal clima di mancanza di sensibilità che perviene dalla Casa Bianca di Donald Trump, ha deciso di inseguire quest’anno l’opportunita di dar vita a un nuovo fondo da centinaia di milioni di dollari dedicato a simili cause. Una scelta che vede un colosso della finanza istituzionale scendere su un terreno più spesso riservato a piccole associazioni o individui. Per dimostrare che fa sul serio, ha lasciato trapelare che nel comitato consultivo della nuova iniziativa siederanno Sting e sua moglie Trudy Styler, suora Patricia Daly, che ha piegato nientemeno che Exxon Mobil a una maggior trasparenza sui danni all’ambiente, e l’esperto di investimenti sostenibili Robert Eccles.
In una lettera inviata ai vertici di Apple e pubblicata dal Wall Street Journal, gli investitori ribelli hanno messo nero su bianco che l’azienda «può svolgere un ruolo cruciale nel segnalare all’industria come prestare speciale attenzione alla salute e allo sviluppo della prossima generazione sia buon business e la cosa giusta da fare. Esiste un consenso al mondo, Silicon Valley compresa, che le potenziali conseguenze di lungo termine delle nuove tecnologie devono essere considerate agli inizi, e che nessuna impresa può rinunciare a quella responsabilità».
Apple è in buona compagnia quando si tratta di leader hi-tech che da simboli di valori d’avanguardia minacciano adesso di diventare casi di retroguardia sociale, nel mirino di campagne per una presa di coscienza. Di recente anche il re dei social network Facebook è stato criticato da gruppi di investitori e ex dirigenti per i rischi di danni psicologici, di seria dipendenza, oltre che di generali pericoli per la democrazia.

Marco Valsania

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