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Atti, sciolto il nodo sui postini

Continua a essere dibattuta la questione delle notifiche a mezzo posta degli atti e ricorsi tributari e dei soggetti legittimati a portarli a conoscenza dei destinatari. La giurisprudenza prevalente ritiene che le notifiche fatte dagli agenti di Poste Italiane hanno la stessa efficacia di quelle effettuate dall’ufficiale giudiziario e che le dichiarazioni da loro rilasciate valgono fino a querela di falso, mentre la stessa valenza non può essere riconosciuta agli atti recapitati dai dipendenti di una società che svolge un servizio postale privato. Questo orientamento, però, non tiene conto delle modifiche normative intervenute nel 2011 che eliminano l’esclusività del servizio per Poste Italiane e consentono anche alle agenzie private di recapito postale, debitamente autorizzate, di notificare gli atti, tranne in casi limitati.

Le tesi giurisprudenziali. Di recente la commissione tributaria regionale di Bari, sezione VII, con la sentenza 1150 del 10 maggio 2016, ha affermato che il dipendente di un corriere privato, non essendo un pubblico ufficiale, non è in grado di attestare la data di spedizione di un ricorso tributario e non può certificare se l’impugnazione di un provvedimento fiscale sia stata proposta nei termini di legge. Mancando la prova della data di spedizione del plico, il ricorso non può che essere dichiarato inammissibile. Secondo i giudici pugliesi, «l’attestazione fidefacente dell’Agente di P.I. S.p.A., ufficiale postale in quanto affidatario del servizio universale per esigenze di ordine pubblico, non è surrogabile da agenti postali del servizio privato, perché questi ultimi in quanto soggetti privati non rivestono, a differenza dei primi, la qualità di pubblici ufficiali». Agli atti da loro redatti non può essere riconosciuta «nessuna presunzione di veridicità». La commissione regionale ha ritenuto «che le attestazioni provenienti dall’incaricato di un operatore privato non sono idonee a certificare l’effettiva data di consegna del plico per la conseguente spedizione». E non costituiscono prova idonea per accertare se sia stato rispettato o meno il termine di decadenza per proporre ricorso. Dunque, il ricorso va dichiarato inammissibile. Anche la commissione tributaria provinciale di Caltanissetta (sentenza 502/2014) ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto innanzi al giudice tributario notificato alla controparte con un corriere privato anziché tramite l’Ente Poste. Per i giudici tributari, quando il legislatore prescrive per l’esecuzione di una notificazione la raccomandata con avviso di ricevimento, non può che fare riferimento al cosiddetto servizio postale universale fornito da Poste Italiane su tutto il territorio nazionale. Pertanto, qualora l’adempimento sia affidato a un’agenzia privata di recapito non è idoneo al perfezionamento del procedimento notificatorio. L’atto introduttivo del giudizio, infatti, prima di essere depositato in originale nella segreteria della commissione tributaria adita, è previsto che venga notificato all’altra parte a norma degli articolo 137 e seguenti del codice di procedura civile. Le notificazioni possono essere fatte tramite ufficiale giudiziario o a mezzo del servizio postale, mediante spedizione dell’atto in plico senza busta raccomandato con avviso di ricevimento, ovvero all’ufficio finanziario e all’ente locale mediante consegna dell’atto all’impiegato addetto che ne rilascia ricevuta sulla copia. Tuttavia, ritiene la commissione provinciale che se il ricorso viene notificato a mezzo posta, ma solo avvalendosi del servizio effettuato dall’Ente Poste, in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento, si intende proposto al momento della spedizione e può essere attestata la certezza della data, che assume rilevanza al fine di verificare il rispetto del termine di decadenza (60 giorni).

È da porre in rilievo, però, che soprattutto i giudici tributari di merito, per quanto concerne le notifiche effettuate a mezzo posta, non tengono conto delle modifiche normative intervenute medio tempore sostenendo l’illegittimità di tutti gli atti, senza alcuna distinzione, notificati dai corrieri privati. In realtà, per gli atti notificati dal 30 aprile 2011 la spedizione tramite le società private di recapito postale ha la stessa efficacia di quelli notificati tramite Poste Italiane, in base a quanto disposto dagli articoli 4 e 5 del decreto legislativo 58/2011, che ha sancito la liberalizzazione del mercato dei servizi postali. Al riguardo, inoltre, emerge un contrasto all’interno della stessa Cassazione. Sezione tributaria e sezione penale hanno emanato pronunce di segno diverso. La prima, con la sentenza 3932/2011 ha stabilito che sono valide solo le notifiche effettuate attraverso il fornitore universale Poste Italiane. Principio ribadito dopo la novella legislativa del 2011 con la sentenza 2262/2013, ma che faceva riferimento a una questione che si era posta prima del citato intervento normativo. La terza sezione penale della Cassazione (sentenza 2886/2014), invece, ha chiarito che nei casi in cui la norma di legge preveda la spedizione di un atto a mezzo posta raccomandata, non sussiste alcuna ragione per sostenere che l’unico canale per effettuarla sia tramite il servizio gestito da Poste Italiane. Dopo la liberalizzazione del mercato, secondo la Suprema corte, la spedizione delle raccomandate non è più un’attività riservata a Poste Italiane. La spedizione di una raccomandata è cosa diversa dalla notificazione di atti giudiziari, procedimento per il quale ancora oggi l’Ente Poste ha l’esclusiva. In effetti, l’esclusiva è ormai limitata solo alle notificazioni a mezzo posta degli atti giudiziari e degli atti relativi alle violazioni del Codice della strada, ai sensi della legge 890/1982.

Le nuove regole. Dal 30 aprile 2011, come già evidenziato, sono cambiate le regole per la notifica degli atti a mezzo posta. Il decreto legislativo 261/1999 è stato modificato dal decreto legislativo 58/2011. L’articolo 1 di quest’ultimo decreto specifica che può essere fornitore di un servizio postale, su tutto il territorio nazionale, un soggetto sia pubblico sia privato. L’articolo 4 dello stesso decreto, poi, attribuisce a Poste Italiane, in via esclusiva, «i servizi inerenti le notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890», effettuate tramite le cosiddette «buste verdi». Mentre i servizi postali relativi agli invii raccomandati non sono più riservati all’Ente Poste. Dunque, per espressa previsione normativa (articolo 5), possono essere svolti anche tramite le agenzie di recapito, purché siano munite di licenza rilasciata dal ministero dello Sviluppo economico. Considerato che è venuto meno il monopolio del fornitore del servizio universale, la raccomandata spedita utilizzando un’agenzia di recapiti, debitamente autorizzata, ha la stessa efficacia e lo stesso valore di quella inviata tramite Poste Italiane.

Sergio Trovato

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