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Atti esecutivi, più adesioni

di Antonio Criscione

Primi bilanci positivi per le manovre antievasive dell'ultimo anno. Sugli accertamenti esecutivi, secondo il direttore centrale accertamento del l'agenzia delle Entrate, Luigi Magistro, «i primi risultati positivi cominciano già a vedersi in termini dell'aumento delle percentuali di adesione, che dalle indicazioni di questo periodo, nonostante la crisi in atto, continuano ad arrivare in percentuali crescenti». E a quanto risulta al Sole 24 Ore anche il redditometro, nelle prime simulazioni messe in atto, sembra dare risultati più convincenti degli studi di settore, in termini di evidenziazione dei fenomeni di evasione fiscale, almeno per quanto riguarda quegli studi che tradizionamente hanno riservato profili di maggiore problematicità. In particolare è il caso di quegli studi che si applicano alle categorie (soprattutto nei servizi) che sono caratterizzate da rapporti con la clientela finale.

Al momento queste sono le prime affermazioni pubbliche degli adetti ai lavori, ma si tratta anche di segnali importanti di come questi strumenti, previsti dal legislatore, ma evidentemente sponsorizzati dall'amministrazione finanziaria, sembrano avviati a dare i risultati sperati.

Sul redditometro, Magistro – intervenuto ieri a un convegno organizzato a Como dagli ordini professionali degli avvocati, dei notai e dei commercialisti della città lombarda – ha ricordato l'esperienza degli studi di settore: «Negli anni scorsi ci sono state discussioni interminabili sul valore di prova degli studi. Però l'agenzia delle Entrate di accertamenti basati su Gerico ne ha fatti pochissimi. E come ha ricordato il direttore dell'Agenzia (si veda Il Sole 24 Ore di ieri), ci sono anche profili disciplinari per i funzionari che fanno accertamenti senza seguire le procedure che richiedono ulteriori elementi di prova e il contraddittorio con i contribuenti». E per quanto riguarda le garanzie ai per questi ultimi – un tema ricorrente negli interventi dei rappresentanti del mondo accademico partecipanti al convegno – Magistro, a proposito delle sospensive per gli accertamenti impugnati davanti ai giudici tributari, ha spiegato: «Abbiamo dato istruzioni agli uffici di riconoscere fin da subito la sospensione della riscossione temporanea nei casi più complessi. Per esempio in quelli in cui c'è una giurisprudenza contrastante o un'incertezza nelle norme».

Il vero punto, ha ricordato Magistro, è accelerare gli interventi per quelle situazioni in cui non c'è impugnazione del provvedimento delle Entrate, ma i debitori del fisco preferiscono affidarsi alle possibilità di sottrarsi ai meccanismi di riscossione. Infatti su circa 400mila accertamenti emessi ogni anno (il dato era stato ricordato già da Magistro in altre occasioni), poco più della metà viene definito per adesione, circa un 16% viene impugnato e il restante svanisce in una massa indistinta che spesso si sottrae alla riscossione. Proprio per intercettare questi soggetti – spiega – sono state mese in campo le nuove misure.

La preoccupazione sulle procedure accomuna invece professionisti e docenti che si occupano di materie tributarie. Francesco Tesauro, ordinario di diritto tributrio all'università Bicocca di Milano, spiega: «L'accertamento esecutivo non è una novità nell'ordinamento tributario italiano, in quanto era stato già previsto in passato. Ciò che preoccupa adesso sono invece i poteri molto estesi che hanno gli agenti della riscossione». E, come sottolineato anche da diversi altri interventi, Tesauro ha segnalato l'eccessiva incidenza dell'aggio di Equitalia «che, aggirandosi ormai intorno al 10 per cento è, un tributo aggiuntivo. Andrebbe invece ragguagliato al servizio effettivamente reso». Silvio D'Andrea, professionista in Como, ha chiesto una maggiore attenzione al criterio della proporzionalità tra gli importi vantati dall'amministrazione finanziaria e le misure cautelari o esecutive messe in atto dagli agenti della riscossione. Gianfranco Gaffuri, componente dell'Ufficio del Garante del contribuente della Lombardia, ha lamentato il passaggio a organo monocratico dello stesso Garante: «Una scelta – afferma – che in una realtà come quella della Lombardia rischia di paralizzare l'ufficio del Garante, che rappresenta un presidio importante a difesa delle ragioni dei contribuenti».

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