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Atti di fine anno, sprint sui ricorsi

Nei prossimi giorni scadono i termini per impugnare i numerosi atti impositivi notificati verso la fine dello scorso anno e che sono stati oggetto di procedimento di adesione.
Infatti all’ordinario termine di 60 giorni dalla notifica del provvedimento entro cui occorre proporre ricorso, vanno aggiunti ulteriori 90 giorni per effetto del procedimento di adesione. Ne consegue che gli accertamenti notificati l’ultima settimana di dicembre devono essere impugnati, ove non si raggiunga l’adesione, nei prossimi giorni.
Vale la pena allora evidenziare alcuni utili accorgimenti per evitare errori che potrebbero avere conseguenze gravi.
Innzitutto va tenuto presente che potevano essere oggetto di adesione i soli avvisi di accertamento non preceduti da invito al contraddittorio. In presenza, invece, di atti preceduti da invito al contraddittorio o di atti che non possono essere oggetto adesione (è il caso, ad esempio, degli atti di irrogazione o di contestazione di sanzioni) i termini di impugnazione sono scaduti dopo 60 giorni dalla loro notifica (quindi verosimilmente tra le fine di febbraio e la prima settimana di marzo di quest’anno).
Si ricorda ancora che si tratta di 60 più 90 giorni e non di cinque mesi con la conseguenza che dalla data della notifica dell’atto occorre conteggiare i giorni e non i mesi (come invece si fa per calcolare i termini per impugnare le sentenze non notificate).
Nella maggior parte dei casi si tratta poi di accertamenti notificati via posta. In queste ipotesi il calcolo dei giorni deve decorrere dalla data in cui l’atto è stato notificato al contribuente (ricezione della busta) e non da quando è stato spedito dall’Amministrazione.
Per la tempestività della notifica (e quindi per verificare se essa sia avvenuta nei termini) invece occorre considerare la data di consegna della raccomandata all’ufficio postale da parte dell’amministrazione, a nulla rilevando la ricezione da parte del contribuente.
Altri accorgimenti utili riguardano il procedimento di adesione la cui validità ha consentito di usufruire degli ulteriori 90 giorni per impugnare il provvedimento. Per consolidato orientamento giurisprudenziale (e come previsto dalla stessa circolare dell’agenzia delle Entrate) anche se il procedimento si sia chiuso negativamente prima del novecentesimo giorno, il contribuente ha comunque diritto di beneficiare dell’intero termine (i 90 giorni).
Tuttavia poiché ogni tanto qualche (isolato) ufficio ritiene che i 90 giorni si interrompano per effetto della sottoscrizione negativa dell’adesione, con la conseguenza che il successivo ricorso (che invece è stato presentato considerando tutti i 90 giorni) sarebbe inammissibile perché presentato oltre i termini, può tornare utile valutare la fissazione dell’incontro per la sottoscrizione (negativa) dell’adesione in prossimità del novantesimo giorno.
Si ricorda, poi, che le scadenze per impugnare l’atto che cadono di sabato e di domenica slittano automaticamente al lunedì (primo giorno feriale successivo). Da segnalare infine che quest’anno, rispetto al passato, l’ultima settimana di maggio (e in particolare il 25 maggio) rappresenta anche l’ultimo giorno utile per presentare eventuali motivi aggiuntivi di ricorsi già notificati relativamente alla vicenda della sottoscrizione dell’accertamento da parte di dirigente decaduto (si veda l’altro articolo in pagina).
A norma dell’articolo 24 del decreto legislativo 546/92, infatti, in presenza di fatti nuovi ed emersi successivamente alla presentazione del ricorso introduttivo, è possibile integrare gli originari motivi di impugnazione.
Poiché il 25 marzo 2015 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale con la quale è stata dichiarata l’illegittimità della nomina di alcuni dirigenti degli uffici provinciali delle Entrate, coloro i quali, ricorrendone i presupposti, intendano far valere tale eccezione devono presentare l’integrazione dei motivi entro il 25 maggio.

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