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«Attenzione al costo del lavoro»

Dopo la stagione del rigore, l’emergenza si chiama ora produttività. Il Governo – osserva il presidente del Consiglio, Mario Monti – ha risanato i conti e restituito prestigio al Paese sul piano internazionale. Ora la sfida si chiama crescita, e passa attraverso un’azione congiunta tra governo e parti sociali in grado di invertire una tendenza che vede il nostro Paese da anni alle prese con modestissimi incrementi della propria capacità produttiva. Siamo molto indietro da questo punto di vista nel raffronto europeo e non solo. Ognuno deve fare la sua parte. L’invito che il premier ha rivolto ieri mattina alle imprese nel corso del suo intervento alla riunione del Consiglio direttivo di Assonime, è così sintetizzabile: il costo del lavoro va tenuto sotto controllo. Dunque massima attenzione alla moderazione salariale, in previsione della nuova tornata contrattuale. Aspetto decisivo, poichè – lo ha osservato da ultimo il Centro studi di Confindustria – il costo del lavoro per unità di prodotto (Clup) crescerà quest’anno del 2% per effetto della contrazione della produttività (-0,8%)e dell’incremento del costo del lavoro per dipendente (+1,2%). La strada per invertire la tendenza è agire sul fattore decisivo della produttività.
Il leit motiv che ha ispirato le riflessioni di Monti (la riunione era a porte chiuse) è che l’azione di risanamento dei conti pubblici avviata con il decreto «Salva-Italia» del novembre dello scorso anno, combinata con le riforme messe in atto dal Governo (dalle liberalizzazioni al mercato del lavoro) hanno contribuito in misura rilevante a riconquistare credibilità a livello europeo. «Si registra un cambio di clima in Europa», soprattutto ora che si è consolidata la certezza che la crisi è prima di tutto europea e dunque richiede risposte condivise a livello europeo. Quello tra i partner europei è un «rapporto tra pari», non c’è il verbo assoluto della Germania con l’Italia che sta a guardare senza poter incidere in alcuno modo sulle decisioni. Per Monti si tratta di un patrimonio prezioso da non disperdere. Chiara la preoccupazione del premier, consolidatasi nel corso dei suoi recenti colloqui con i principali leader europei e i vertici delle istituzioni comunitarie, che apprezzano gli sforzi fatti per risanare i conti ma puntano il dito proprio sul nostro tallone di Achille: la scarsa produttività, alimentata anche da un alto livello del costo del lavoro sul quale la riforma Fornero non può da sola incidere.
Un incontro utile, quello di ieri con il mondo produttivo, per fare il punto sulle urgenze che attendono il governo e le parti sociali alla ripresa autunnale. Monti è consapevole che su questo aspetto decisivo si giocherà non solo la possibilità di cominciare a intravvedere la via di uscita dalla crisi, ma anche la credibilità stessa in sede internazionale dell’azione di politica economica di questo, come del prossimo governo. Tutti al capezzale del gran malato, la crescita, per individuare terapie in grado di invertire la tendenza, almeno per la parte che ci compete, in attesa che il ciclo internazionale viri dalle secche della recessione.

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