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Attenzione ai bonifici L’istantaneo? Non vola

Bonifico istantaneo? Mica tanto. Il trasferimento di denaro in dieci secondi, sette giorni su sette e 24 ore su 24, sulla carta c’è da un anno, ma non decolla. In Italia si può fare soltanto in sette banche: Intesa, Unicredit, Cariparma, Banca Sella, la Popolare di Sondrio, Depobank di Nexi e il Creval, che è stato il primo e va più veloce (300 mila transazioni stimate all’anno). Mps e Ubi dovrebbero partire a inizio 2019, il Banco Bpm lo promette a breve. «Si sta accelerando, prevediamo che a fine 2019 il 70-80% delle banche italiane sarà abilitato», dice Renato Martini, direttore del digital banking di Nexi che ha una piattaforma dedicata. La mappa dei costi è dunque ancora disomogenea. Intesa per esempio chiede una commissione aggiuntiva dello 0,04 per mille(da 0,60 a 20 euro). Mentre Unicredit fa pagare in tutto 2,50 euro (più del doppio della media dei normali bonifici web, che è di 1 euro).

Di certo i bonifici, in generale, restano la commissione bancaria più salata. E attenzione alle spese nascoste. In Unicredit, un bonifico con addebito in conto ma eseguito allo sportello costa 12 euro (11 da questo mese, dice la banca, condizioni non ancora registrate sul foglio informativo, al momento in cui scriviamo): cioè 8 euro (7 da questo mese) più i 3,25 previsti per la «registrazione dell’operazione». Che allo sportello, come sempre, costa di più.

Per il bonifico allo sportello con addebito in conto la media fra le cinque grandi banche italiane (Intesa, Unicredit, Banco Bpm, Ubi, Mps) più le Poste, sui conti per famiglie con medio uso della banca, sfiora comunque i 5 euro (4,9, vedi tabella) nell’ultima analisi de L’Economia.

Le carte di creditoAltra voce di costo che incide sul conto corrente è il canone della carta di credito, in media 40,41 euro (picco di 60 euro in Intesa). Mentre il prelievo al Bancomat di un’altra banca resta intorno ai 2 euro (1,97 in media), così come la forbice dei tassi resta apertissima con rendimenti a zero e tassi passivi nominali sugli sconfinamenti (senza fido) in media sopra il 19% (19,22). Più la commissione d’istruttoria veloce naturalmente, che in media è di 24 euro per «sforamento» ma può toccare i 50 (Mps) o non esserci del tutto (Intesa e Unicredit). Dall’innalzamento dello spread (267 punti il 28 settembre) combinato con la fine del Quantitative Easing (l’acquisto dei titoli di Stato da parte della Bce) il sistema si aspetta un rialzo dei tassi passivi.

Resta il problema dei fogli informativi, spesso incompleti e sempre più confusi dopo che il sito ufficiale per la comparazione dei conti correnti è stato oscurato, 16 mesi fa. Si attende ancora il decreto del Tesoro che lo riapra. Eppure la trasparenza è più che mai necessaria, visto che con la direttiva sui pagamenti Psd2 dal settembre 2019 le banche potranno fare accedere ai conti correnti terze parti (le fintech come Amazon e Apple), autorizzate dal cliente.

«Stiamo aiutando le banche a mettere in piedi un aggregatore che riunisca tutti i depositi e gli investimenti del cliente — dice Roberta Gobbi, direttore Istituzioni finanziarie di Sia che la settimana scorsa ha lanciato una piattaforma di open banking —. Se le banche vogliono affrontare le fintech devono ridurre i costi delle commissioni e accelerare sul digitale».

Alessandra Puato

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