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Attenti alla Sabatini: beni inesistenti in azienda? E’ truffa

di Debora Alberici 

Giro di vite della Cassazione sui finanziamenti a piccole e medie imprese e sulla legge Sabatini. Commette una truffa l'imprenditore che ottiene il mutuo agevolato a fronte di beni da acquistare, inesistenti, anche se paga regolarmente all'istituto di credito le rate e gli interessi.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 35355 del 29 settembre 2011, ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un imprenditore, decisa dal Tribunale del riesame di Catanzaro nell'ambito di un'inchiesta su finanziamenti illeciti. Da un'indagine della Guardia di finanza era risultato che un gruppo di imprenditori avesse chiesto e ottenuto dei finanziamenti agevolati (Legge Sabatini) per comprare dei macchinari industriali, risultati di fatto inesistenti.

Per questo era scattata la denuncia per truffa e i vertici aziendali erano finiti in carcere. Contro la custodia cautelare hanno presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. Infatti, la seconda sezione penale della Suprema corte, nel condividere le conclusioni dei giudici di merito sulle esigenze cautelari, ha inoltre fornito una serie di precisazioni interessanti sui finanziamenti ottenuti da pmi in virtù della legge Sabatini. In particolare ad avviso del Collegio «le norme contenute nella legge 1329/1965 sono il principale strumento finanziario utilizzato dalle piccole e medie imprese di ogni settore produttivo per finanziare l'acquisto di macchinari di produzione; il finanziamento disciplinato dalla legge in esame consiste in una operazione di sconto cambiali, con scadenze comprese tra uno e cinque anni, emesse dall'acquirente a favore del venditore per il pagamento di macchinari, e l'agevolazione è rappresentata dal contributo in conto interessi che viene erogato in via anticipata e in un'unica soluzione». Insomma, secondo i giudici, sussiste la truffa in quanto «prima l'istituto di credito e poi l'ente pubblico agevolatore sono stati indotti in errore dai documenti prodotti e dalle false attestazioni di conformità della cancelleria del Tribunale circa l'esistenza degli acquisti, in realtà fittizi, e della sussistenza dei requisiti per poter usufruire del contributo agevolato». Fra l'altro in questo caso, ecco il nodo della questione, «essendo i finanziamenti erogati in riferimento a beni inesistenti, gli stessi non potevano e non possono in alcun modo costituire alcuna garanzia di quanto indebitamente erogato». Il danno non è poi limitato alla quota di interessi. Infatti, nel caso in cui «la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche riguardi l'erogazione di mutui agevolati, il profitto realizzato dall'agente (consistente nella percezione della somma concessa a mutuo dall'Istituto finanziario) coincide con il danno patrimoniale subito dall'ente erogante ed è equivalente all'importo del finanziamento indebitamente ottenuto». La eventuale restituzione delle somme, indebitamente percepite, all'istituto mutuante si configura poi come un «post-factum», ovvero un'attività idonea a ridurre il danno conseguente al reato.

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