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«Attenti ad aprire i confini». La frenata sulla Lombardia

ROMA Il 3 giugno si avvicina, con tutte le speranze e le paure che una data tanto attesa porta con sé. Quel giorno, stando al decreto legge che ha accompagnato l’ultimo Dpcm del presidente Giuseppe Conte, cadrà la limitazione agli spostamenti tra regioni: sempre che i dati del monitoraggio del ministero della Salute non impongano altre restrizioni. La regione in bilico è ancora la Lombardia, l’unica che rischia davvero di non poter riaprire i suoi confini.

L’allarme degli esperti
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, sente la pressione dei cittadini e del mondo produttivo e si appella al governo: «Non ce lo dicano il giorno prima se non si dovesse riaprire, cosa che non mi auguro. Non ce lo facciano cadere dall’alto ma ce lo spieghino, perché sì o no». La questione è da giorni sul tavolo del Comitato tecnico-scientifico, che tra domani e venerdì dovrà fornire un parere per mettere il governo in condizione di assumere le decisioni politiche. Gli esperti del Cts sono molto preoccupati e orientati a frenare. «Attenzione, i rischi di questa corsa folle verso la normalità sono altissimi — ragionano gli scienziati —. Se la circolazione riparte, la situazione ancora difficile di alcune regioni potrebbe estendersi anche a quelle con zero contagi». Il verdetto del comitato sulla base della curva epidemiologica sarà quindi improntato alla massima cautela e conterrà tre condizioni per riaprire: un serio tracciamento dei contatti, una rigorosa sorveglianza dei casi a rischio e la quarantena senza sconti per chi ha avuto contatti con persone positive.

Fontana incontra Boccia
Discorsi e misure che sono state al centro del colloquio a Palazzo Lombardia tra il presidente della Regione e il ministro delle Autonomie. Attilio Fontana e Francesco Boccia hanno diffuso una nota per dire quanto sia «importante non abbassare la guardia» nei confronti del virus, così da non vanificare gli sforzi compiuti dai lombardi e da tutti gli italiani. Quanto agli spostamenti extra-regionali, Fontana e Boccia prendono tempo: «È opportuno attendere il flusso dei dati fino a giovedì per effettuare valutazioni più circostanziate».

Tanta prudenza si spiega con la paura di sbagliare su un tema così delicato, che rischia di innescare una battaglia politica tra governo e opposizioni e tra una regione e l’altra. La Calabria, ad esempio, è a contagi zero e la presidente Jole Santelli spera che «sia il governo a chiudere in uscita», così che non tocchi ai governatori ricominciare con i posti di blocco. Il nodo è questo e lo sa bene il ministro Boccia, che a diMartedì su La7 è andato dritto al punto: «Se decidiamo di riaprire perché il rischio è basso sarebbe sgradevole che una Regione, in autonomia, decidesse di dire no ai residenti di altre regioni. Siamo insieme, dobbiamo procedere uniti».

La strategia
La strategia del governo è assumere una decisione che valga per tutti, così da non provocare frenate né fughe in avanti. Il dibattito si annuncia complicato per cui ci sarà un incontro tra i governatori e il ministro della Salute. Roberto Speranza è sollevato perché «i dati sono buoni» e non dispera di poter dare il via libera alla riapertura di tutti i confini: «Vedremo i dati del 30 maggio, riuniremo le Regioni e valuteremo». La sottosegretaria Sandra Zampa teme gli effetti di quei «comportamenti abbastanza diffusi» che hanno costretto il sindaco Sala a limitare la vendita di alcolici e si aspetta «da tutte le Regioni e in particolare dalla Lombardia un impegno straordinario nei controlli». Il passaggio chiave sarà la valutazione dei dati del monitoraggio, che farà il ministro Speranza. «Se l’Italia sarà tutta a basso rischio il 3 giugno si rimette in cammino — incrocia le dita Boccia —. Sempre con grande cautela».

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