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Attacco di British Airways sul piano di salvataggio

British Airways, Iberia, Vueling non ci stanno e replicano annunciando battaglia sui cieli d’Europa se Alitalia troverà finanziamenti pubblici per sopravvivere. Il comunicato diffuso ieri da Iag, International airlines group, anche nella forma, sembra dettato direttamente da Willie Walsh, ceo del gruppo che unisce le linee aeree di bandiera di Londra e Madrid, per la schiettezza e la durezza dei toni. E Willie Walsh è noto per evitare giri di parole, puntando al cuore del problema. Nel caso di Alitalia sono ovviamente i danari delle Poste. «Siamo sempre stati contrari agli aiuti di Stato – precisa la nota del gruppo aeronautico anglo-spagnolo – perché è protezionismo, fiacca la concorrenza e agevola le compagnie in fallimento che non hanno idea di che cosa sia la realtà economica. Ci appelliamo alla Commissione europea, ci attendiamo che adotti misure ad interim per bloccare aiuti manifestamente llegali».
Poche, ma sentite parole, dove con grande accortezza mai si cita il nome Alitalia. Il riferimento è del tutto evidente e la spietatezza del comunicato (…compagnie in fallimento che non hanno idea di che cosa sia la realtà economica…) non lascia margini a ripensamenti, ma traccia un percorso di guerra fra Roma, Bruxelles, Londra e Madrid.
La sfida è stata subito raccolta sia dal responsabile dei trasporti Maurizio Lupi, sia dalla Commissione europea. Il ministro ha rimandato l’accusa al mittente. «Non volevamo aiuti di Stato, né li abbiano chiesti – ha detto – ci siamo limitati ad agevolare l’incontro fra privati. Le Poste prenderanno il 10-11%, tra le due società ci sono sinergie. Sull’eventuale partecipazione di Fs c’erano dubbi per la concentrazione di mercato e non si voleva che le ferrovie distogliessero l’attenzione dal trasporto regionale. Air France se ci sta bene, altrimenti cercheremo altre strade. Quanto a British Airways ha il diritto di protestare, nella difesa dei propri interessi. È la conferma che il fallimento di Alitalia aprirebbe il mercato ad altre compagnie».
Lo scontro è evidente, ma la soluzione rimbalza a Bruxelles, all’indirizzo del commissario Joaquin Almunia. Il portavoce del responsabile della concorrenza nell’Ue s’è limitato a prendere tempo. «Solo dopo aver ricevuto la notifica sulle misure per Alitalia – è stato precisato – saremo in grado di valutarne la compatibilità con le norme Ue».
In realtà la nota di Iag non entra nello specifico della società coinvolta nell’aumento di capitale, le Poste, mantenendo una formulazione volutamente generica. È evidente comunque che per la compagnia anglo-spagnola non c’è alcuna differenza fra l’ingresso di Poste e l’aiuto diretto dello Stato. E anche questo è un punto che la Commissione europea sollecitata da Iag dovrà valutare.
Il gruppo guidato da Willie Walsh non sembra comunque affatto intenzionato a entrare nella partita sul destino del gruppo italiano. Ogni ipotesi, quindi, di una possibile strategia all’attacco per partecipare al salvataggio di Alitalia non si regge su niente. Anzi. Dal quartier generale del gruppo continuano a smentire, ripetendo le parole pronunciate da Willie Walsh nelle scorse settimane. «Iag – ha dichiarato il ceo – non vede nessuna possibilità interessante né di acquisizione né di fusione in questo momento in Europa». Parole che liquidano Alitalia. Iag d’altra parte è il frutto di una lunga collaborazione lungo l’asse Madrid-Londra. Le sinergie fra Iberia e British Airways si sono sviluppate nel tempo, ma solo nel 2011 sono maturate in una fusione che non è stata indolore. Non solo in termini di occupazione, ma anche di risultati, colpiti da una crisi che ha indotto Willie Walsh ad esprimere dubbi sulla sua stessa strategia. «Se avessi saputo che l’economia spagnola era destinata a vivere una fase così critica – ha dichiarato nei mesi scorsi – avrei probabilmente rinviato la fusione anche se resta la strategia giusta». Un motivo in più per stare lontano da Alitalia, ma soprattutto per sperare che esca di scena.

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