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Attacco a Italia e Spagna lo spread vola a 516 borsa ko, poi recupera: -2,7%

ROMA — Mercati europei sotto attacco. Italia e Spagna nel mirino della speculazione. Schizza lo spread, fino a un massimo di 526, prima di chiudere a 515. Sprofonda la Borsa, con una raffica di sospensioni: Milano arriva a perdere anche il 5%, prima di recuperare un po’ di fiato grazie al divieto di vendite allo scoperto deciso dalla Consob per una settimana. Per la prima volta da giugno 2010 l’euro scende sotto la soglia psicologica di 1,21 dollari.
E’ un giorno da dimenticare. E’ l’ennesimo lunedi nero. Sui mercati la tensione si taglia col coltello. Pesano i timori per le sorti della Grecia. Preoccupa la crisi della Spagna il cui spread ormai veleggia intorno al record di 630 punti base, con la Borsa che scende in picchiata, tanto costringere le autorità ad uno stop delle vendite allo scoperto per tre mesi. Si rincorrono voci e smentite sul ruolo della Germania in questa delicatissima partita: davvero lascerà Atene al suo destino? Sul serio affiancherà il governo di Madrid? E la Bce, come e quando intende intervenire per placare le acque?
La giornata comincia sotto i peggiori auspici. Alle 8,30, quando tutti gli indici sono già negativi, la Sueddeutsche Zeitung attribuisce al Cancelliere Angela Merkel una frase che i mercati interpretano come una condanna a morte per Atene: per la signora — questo il tenore dell’indiscrezione — sarebbe «impensabile» presentarsi al Bundestag a chiedere l’ok per un terzo pacchetto di aiuti. Lo spread italiano vola a 510, quello spagnolo a 614.
E’ solo l’inizio di una lenta escalation delle quotazioni. Un’ora più tardi, le brutte notizie arrivano da Eurostat: nel primo trimestre di quest’anno il debito pubblico di Eurolandia sale all’88,3%, quello dell’Italia arriva al 123,3% secondo solo alla Grecia (132,4%), il record dal 1995. La Spagna si piazza al 72,1%. Immediato il balzo dello spread: quota 526 da noi, ben 635 a Madrid con il rendimento del bonos che vola a quota 7,53, ovvero ben oltre la soglia-limite del 7%, quella che in altri casi ha spinto i paesi a gettare la spugna, bussando alla porta degli aiuti internazionali.
Intorno a mezzogiorno è ormai chiaro che i mercati sono fuori controllo. Non a caso la Ue esce allo scoperto per dire che no,
non è affatto così: le autorità europee hanno «tutti gli strumenti per intervenire contro la speculazione ». Anche il governo spagnolo, con il ministro dell’economia de Guindos, fa sentire la sua voce negando la necessità di un «salvataggio integrale»: oggi si vedrà a Berlino con il collega tedesco Schaeuble. In Borsa, la Consob decide di sospendere i titoli bancari al centro di un’ondata di vendite. A Bruxelles si svolge un pranzo top secret tra il presidente Barroso e il responsabile della Bce, Mario Draghi. La Borsa italiana fa un tonfo del 5,2%, lo spread oscilla intorno a quota 524, quello spagnolo sale ancora, fino a 631. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, chiede al governo un «nuovo patto sociale contro lo sciacallaggio dei mercati».
Le quotazioni s’infrangono sui terminali degli operatori. La Consob reintroduce lo stop alle vendite allo scoperto, come già aveva fatto nei giorni più bui della crisi. Sono le 13: da quel momento la Borsa di Milano respira. Ma lo spread resta inchiodato intorno a quota 520. Quello spagnolo pare non fermarsi più: intorno all’ora di pranzo è ormai a 636. Le autorità annunciano due dati che non aiutano: un nuovo record di sfratti (oltre 46 mila nel trimestre, una media di 500 al giorno); un altro mezzo punto di Pil in meno nel secondo trimestre. E’ in quelle ore che il sottosegretario agli esteri, Jose Ramon Garcia Hernandez, in una intervista alla Bbc chiede alle Bce di fissare un tetto a questo temuto differenziale: «Deve fermare l’attacco feroce ai titoli di stato spagnoli. Non siamo i soli a soffrire per questa speculazione ».
No, non sono soli. Giusto in quei momenti la Borsa di Atene è
sotto del 7,8%. Ma sono in rosso anche le altre piazze, da Francoforte a Londra, da Parigi a Stoccolma. Il panico pare diffondersi. Alle 15, quando lo spread spagnolo è intorno a 636 punti e la Borsa di Madrid è sotto del 2,45%, anche la Spagna vieta le vendite allo scoperto. Il Fmi, in ritardo, smentisce le indiscrezioni che volevano l’istituto pronto a bloccare gli aiuti ala Grecia: nient’affatto. Il Fondo sosterrà il paese, nulla è cambiato nella sua strategia: la troika (Ue, Fmi, Bce) è attesa oggi ad Atene. Oltreoceano, gli Usa sono sempre più preoccupati della crisi Ue: Obama vuole che gli impegni diventino fatti. Dall’estero rimbalzano due notizie, di diverso tenore. La prima: l’hedge fund Avenue Capital di Marc Larsy, noto per essere in controtendenza, raccoglie 3 miliardi di dollari da investire nei titoli dei paesi in difficoltà. La seconda: Lch Clearnet, una delle principali società di compensazione titoli internazionale aumenta i margini di garanzia su alcuni bond italiani e spagnoli. Giusto oggi sono attese aste di Bonos e Btp.
Il bilancio della giornata è nero. Così, mentre Monti nega che i sobbalzi dello spread siano riconducibili ai problemi dell’Italia, in Borsa si contano le perdite: profondo rosso ovunque. Milano e Madrid, sul finale, recuperano. Ma in assenza del riparo delle ‘Consob’ nazionali, chiudono in calo le altre: Parigi (2,89%), Londra (2%), Francoforte 3,18%. Oggi si ricomincia?

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