Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Attacco a Google, via Android

di Massimo Gaggi

NEW YORK — Google ha chiuso la falla e sta aiutando i suoi utenti a contenere il danno provocato dalle applicazioni «infette» . Ma l’attacco alla piattaforma Android verificatosi negli Usa è un’ulteriore dimostrazione che l’intrinseca vulnerabilità di Internet sta crescendo sempre più col «cloud computing» e la diffusione dei terminali mobili, a partire dagli «smartphone» . Un anno fa un attacco proveniente dalla Cina arrivò fino al cuore tecnologico della società californiana, probabilmente con l’obiettivo di scoprire l’identità di alcuni dissidenti. Stavolta l’aggressione sembra essere domestica e produce danni soprattutto a livello commerciale e di «identity theft» : Google ha ammesso che l’Android Market (l’emporio digitale della società di Mountain View, simile all’Application Store della Apple) distribuiva 58 applicazioni «maligne» che sono state scaricate in 260 mila terminali prima che l’azienda, scoperto il problema, le bloccasse. A differenza dell’economia «fisica» , nella quale la Toyota alle prese con un problema meccanico è costretta a far rientrare in fabbrica milioni di veicoli — eventi biblici che generano costi giganteschi e un’enorme pubblicità negativa— nell’economia digitale tutto si fa relativamente in fretta e senza troppo clamore: il primo «warning» dai tecnici di Google è arrivato sabato notte. Le applicazioni maligne sono state subito disattivate, gli utenti avvertiti, i fornitori di software sospettati di avere qualche responsabilità, sospesi. Indagheranno le autorità di polizia, avvertite immediatamente. Insomma, caso chiuso in 48 ore. O quasi. Perché la macchia su Android rimane. È vero che— così come è più facile raggiungere online i terminali elettronici danneggiati che riparare una miriade di veicoli afflitti da un problema meccanico — bisogna anche tener conto che Internet, proprio per la sua natura di rete digitale onnipresente, ha una sua intrinseca, insopprimibile vulnerabilità. E che qui non ci sono «difetti di fabbrica» ma attacchi esterni, sabotaggi. E tuttavia gli esperti di sicurezza sottolineano che, con la minaccia degli hacker sempre in agguato, Google aveva commesso la leggerezza di non dotarsi di un team addetto all’approvazione delle applicazioni offerte dal suo store. A differenza, ad esempio, di Apple, fino a ieri Google non conduceva alcuna ispezione sulle applicazioni che le venivano offerte, prima di abilitarle per Android. In questo modo ha contribuito a rendere vulnerabile quello che è, oggi, il suo asset più promettente: con la sua fortezza (il mercato del search, le ricerche su Internet) avviata verso un probabile, lento declino, oggi è proprio la piattaforma mobile lo strumento più dinamico di Google. I dati degli ultimi tre mesi appena pubblicati dalla Nielsen, mettono, infatti, in luce che Android è diventato il sistema operativo più diffuso sui telefoni intelligenti americani. Con esso la società di Larry Page e Sergey Brin ha superato, conquistando il 29%del mercato, i sistemi operativi dell’iPhone Apple e del Blackberry di RIM, fermi al 27%(più indietro Windows Phone 7 di Microsoft). Un patrimonio importante, da proteggere bene. È pericoloso lasciare l’utente nel dubbio che i suoi dati personali, i suoi codici, non siano blindati. Ma anche stavolta, come l’anno scorso, la mentalità ingegneristica di Google tende a predisporre protezioni comunque necessarie solo quando qualcuno sfida la vulnerabilità del sistema. Ieri era l’identità dei dissidenti, oggi possono essere i codici bancari di un utente: e di nuovo si interviene quando il cancello della stalla è saltato.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nel settore degli affitti brevi ha conosciuto un successo travolgente l’utilizzo delle piattaforme...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Tassi a zero, caccia ai dividendi. Dopo le mosse della Bce e della Fed è chiaro a tutti che i tassi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Che cosa faccio se mi trovo per le mani mille o 50 mila euro nell’era dei rendimenti sottozero? Di...

Oggi sulla stampa