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AT&T, voci di offerta su Telefonica

La bella addormentata si è svegliata. In Piazza Affari Telecom Italia, dopo quindici giorni di trend calante, è ripartita al rialzo chiudendo in progresso del 2,69% a 0,5545 euro. Non c’è da stupirsi più di tanto. I fondamentali – perdita di cash-flow, alto debito minacciato da declassamento, goodwill elevato – spingono verso il basso. I rimedi aziendali – scorporo della rete, eventuale integrazione con 3 Italia – hanno necessariamenti tempi di gestazione medio-lunghi. La speculazione però ha tempi rapidi ed è questo il fattore a sorpresa che potrebbe risollevare le sorti borstistiche del titolo.
La miccia speculativa
Lo spunto ieri è arrivato da una notizia – fatta e finita – riportata dal quotidiano spagnolo El Mundo, secondo il quale, gli americani di AT&T avrebbero messo gli occhi su Telefonica con la prospettiva di un’offerta da 70 miliardi, a premio del 30% sulle quotazioni di Borsa, e l’assunzione di 52 miliardi di indebitamento netto. Sommando gli attivi dei due gruppi (109 miliardi di euro nel 2012 AT&T, 79,7 miliardi Telefonica), si arriverebbe al primo gruppo di tlc al mondo. Ma il deal sarebbe stato stoppato sul nascere dalla contrarietà del Governo di Madrid che, pur essendo una public company, considera Telefonica strategica. AT&T tace, come aveva fatto qualche mese fa quando era stato il quotidiano britannico Financial Times a segnalare indiscrezioni che la volevano in pista per rilevare le attività europee di Vodafone. Il gruppo presieduto da Cesar Alierta ha invece precisato di non aver ricevuto approcci nè manifestazioni d’interesse, nè scritti nè verbali. Ma ciò non ha impedito al settore di infiammarsi in Borsa, in modo peraltro selettivo. Se l’indice Stoxx delle tlc europee è cresciuto dell’1,62%, alcuni degli ex monopolisti continentali hanno preso slancio: l’olandese Kpn è salita del 6,68%, France telecom del 3,08%, Telecom Italia del 2,69%, Telefonica del 2,39%.
L’instabilità Telco
Che c’entra Telecom Italia con Telefonica? Telefonica è il maggior singolo azionista dell’incumbent tricolore con una quota in trasparenza del 10,3%. A oggi la partecipazione è ingabbiata nella scatola Telco. Ma gli accordi della holding che custodisce il 22,4% di Telecom Italia – pacchetto di maggioranza relativa – offrono una possibilità di svincolo a settembre. Generali, che detiene il 30,58% di Telco, e Mediobanca che ha l’11,62%, sono entrambe intenzionate a “liberarsi le mani”, sciogliendo le rispettive quote dalla compagine che altrimenti le terrebbe imbrigliate per un altro anno e mezzo. Questo non significa che le azioni, svincolate da Telco, verranno vendute immediatamente sul mercato, ma che l’assetto di controllo di Telecom da qui a settembre sarà messo in discussione. Tra l’altro, mentre Telefonica capitalizza 46,7 miliardi, il capitale ordinario di Telecom Italia, che ha testato recentemente i minimi dal ’97, vale ancora meno di 7,5 miliardi.
Gli analisti hanno ricordato il collegamento tra AT&T e il gruppo di Carlos Slim, America Movil, che non solo è sotto pressione per la riforma delle tlc sul mercato domestico messicano ma già da qualche anno si è mosso verso l’Europa, collezionando quote in Kpn e Telekom Austria. Lo stesso tandem che nel 2006 si era fatto avanti per intercettare la quota di Olimpia in Telecom Italia, poi rilevata dalla compagine Telco che ora è in via di sfaldamento.
Il consolidamento
Dietro la speculazione c’è una logica: quella del consolidamento del settore in Europa, che si presenta altamente frammentato con oltre 1200 operatori fissi, più di cento mobili, più di 200 operatori mobili virtuali e oltre 1500 operatori via cavo. Gli Usa hanno concentrato e salvaguardatola loro industria. Adesso l’idea sta maturando anche in sede Ue. Ieri il commissario Neelie Kroes ha osservato che l’Europa è indietro sulla banda larga anche perchè gli operatori continentali «non possono raggiungere economie di scala e devono superare ostacoli a ogni angolo» e alla fine «non possono investire nella banda larga di cui abbiamo bisogno».

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