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AT&T in ritirata da cinema e tv Warner andrà con Discovery

AT&T batte in ritirata da schermi e teleschermi. Il colosso americano ha rinunciato a costruire un impero integrato di telecomunicazioni e media vecchi e nuovi, annunciando un maxi-scorporo dei prestigiosi asset televisivi, di streaming e nel cinema raggruppati nella divisione WarnerMedia. E dando invece vita con Discovery a un nuovo gigante globale dell’intrattenimento che possa sfidare ad armi pari i rivali più agguerriti, da Netflix a Disney. La nuova società potrebbe essere seconda sola a Disney nel settore media. Mentre AT&T, alleggerita, tornerà a focalizzare risorse sul core business delle tlc.

AT&T riceverà 43 miliardi di dollari tra contanti, titoli e assunzione di debiti in un’operazione che comporta lo spin-off dell’intera WarnerMedia, forte di marchi da CNN a Hbo e Hbo Max nello streaming. Asset che saranno combinati con le attività di Discovery, reduce dal lancio solo a gennaio del servizio streaming Discovery+. La neonata società, che sarà quotata ed è in attesa di nome, sarà per il 71% in mano a azionisti di AT&T e per il 29% di soci Discovery, tra i quali spicca il magnate John Malone. Al vertice, chiaro segno della svolta, si insedierà però il chief executive che da 14 anni guida l’espansione di Discovery, il 60enne David Zaslav.

Completato il deal entro metà anno prossimo, il nuovo gruppo ha previsto per il 2023 un giro d’affari annuale da 52 miliardi, utili operativi per 14 miliardi e risparmi da 3 miliardi. L’enterprise value è stato stimato in oltre 130 miliardi. Fin d’ora Zavlav ha vantato investimenti combinati in content da 20 miliardi l’anno, superiori a Netflix. E potrà far leva, tra gli altri marchi in dote al deal, sugli studios hollywoodiani Warner Bros e i canali Tbs e Tnt (radicati nello sport) in arrivo da AT&T a fianco di Food Network, HGTV, TLC, Animal Planet e Own di Oprah Winfrey in portafoglio a Discovery.

AT&T e il suo amministratore delegato John Stankey, accanto al ribaltamento della strategia mediatica, hanno l’obiettivo rafforzare la posizione finanziaria e la credibilità dell’azienda, conquistando nuova flessibilità che consenta loro di investire nei servizi a banda larga e di nuova generazione, vero motore dei profitti. Il neonato gruppo, in particolare, avrà in tutto 55 miliardi di debito e contribuirà ad alleggerire “significativamente” il fardello complessivo da quasi 170 miliardi accumulato da AT&T. Un indebitamento che era cresciuto con le passate acquisizioni, fino agli 85 miliardi spesi nel 2018 per l’acquisto di Time Warner i cui asset sono al centro dello scorporo. Stankey ha promesso adesso di alzare a 24 miliardi gli investimenti annuali dai 18 attuali, dopo che AT&T è già reduce da una spesa da 23 miliardi per rilevare nuove frequenze.

Per AT&T, oltretutto, WarnerMedia era diventato un nodo più che finanziario. L’acquisizione degli asset di Time Warner ha scatenato protratte tensioni interne e critiche di investitori per la difficoltà di sposare business e culture troppo diverse. Il fallimento del disegno trapela nel destino incerto dell’attuale Ceo di WarnerMedia, il 50enne Jason Kilar pioniere dello streamer Hulu, che secondo indiscrezioni potrebbe presto uscire di scena.

La necessità d’una rivoluzione strategica per AT&T è stata accolta co cautela da Wall Street: il titolo, in ribasso del 25% dal 2016, ha oscillato intorno alla parità. L’azienda aveva avviato un primo snellimento nelle scorse settimane cedendo una quota nella tv satellitare DirectTv ma erano auspicate ulteriori mosse. Un altro congolomerato di tlc, Verizon, aveva dato l’esempio di drastiche fuoriuscite da avventure nei media vendendo i siti Yahoo e Aol.

Non è però solo AT&T a cercare cambi di passo. Discovery, nonostante l’espansione sotto Zaslav, una vasta biblioteca di content e una presenza internazionale, resta lontana dalle dimensioni dei re di media e streaming. La combinazione con WarnerMedia affianca al suo tradizionale contenuto “unscripted”, di reality Tv e documentari, i programmi “scripted”, film e serie tv di WarnerMedia. Assieme, avvertono gli analisti di Wells Fargo, devono puntare su maggiori dimensioni per competere.

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