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Atm-Trenord al via per giugno

La fusione fra Atm e Trenord, con la creazione di una super holding per i trasporti pubblici lombardi, si farà entro giugno. Dall’integrazione fra la società del trasporto pubblico milanese di proprietà del Comune di Milano e l’azienda dei servizi ferroviari partecipata pariteticamente da Ferrovie Nord e Fs nascerà una realtà con un fatturato di 2 miliardi di euro, all’ottavo posto in Europa fra i maggiori operatori del trasporto pubblico locale. A spiegarlo in un colloquio con l’agenzia MF-Dowjones è il presidente di Fnmi, Andrea Gibelli, ricordando che il tavolo di lavoro avviato tra Fs, Comune di Milano e Ferrovie Nord è partito in ottobre e procede a passo spedito. «Sono state fatte delle analisi a livello tecnico sulla compatibilità giuridica tra i soggetti, che hanno una natura diversa. Sono state fatte delle valutazioni sul piano industriale, sulle potenziali sinergie e su quali sono le aree di sovrapposizione che possono rappresentare dei risparmi. Finora si è affrontata tutta la parte tecnico-giuridica e sono state evidenziate delle aree di potenziale sviluppo che verranno descritte, ognuno per la sua parte, agli azionisti».

Secondo Gibelli, la nuova società avrà un valore della produzione importante: sommando quello di Trenord, che è intorno agli 800 milioni di euro, a quello di Fnmi che come gruppo è intorno ai 200 milioni e a quello di Atm che arriva a circa un miliardo, il totale è 2 miliardi. «Ciò significa che nascerebbe l’ottavo gruppo a livello europeo, con una capacità di coordinare gli investimenti con un effetto leva che in Italia non si è mai utilizzato. La nuova realtà collegherebbe un bacino di 10 milioni di abitanti: un esperimento unico nel panorama europeo tra le città non capitali». Il numero uno di Fnmi precisa che solo ai nastri di partenza, con questa operazione, si risparmierebbero dai 25 ai 50 milioni all’anno, «che, tradotto, vuol dire cinque treni nuovi gratuiti all’anno o cinque nuovi treni metropolitani, o una decina di pullman». Sotto il profilo della governance, la nomina del futuro presidente e dell’a.d. della super holding «rientra nella seconda fase dei lavori e verrà affrontata direttamente dalla politica». Tutto ciò «tenendo conto dei valori industriali che sono in gioco e dei benefici per i cittadini». Per quanto riguarda la compagine azionaria, osserva Gibelli, «la favola che in una società potenzialmente a tre nessuno comanda, non esiste. È importante avere gli stessi interessi e gli stessi obiettivi, che sono l’approvvigionamento del materiale rotabile ferro-gomma e l’integrazione tra l’urbano e l’extra-urbano. Quindi si potrebbero ipotizzare oscillazioni delle partecipazioni in base agli investimenti futuri».

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