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Atlantia studia un’offerta amichevole su Abertis

Atlantia riapre il dossier Abertis. La società controllata con il 30,25% da Edizione, la holding della famiglia Benetton, sta studiando un piano di aggregazione con il gruppo spagnolo dove il primo azionista di riferimento è La Caixa con il 22,5%. «Nel contesto delle opzioni strategiche che su base continuativa la società esamina, Atlantia ha manifestato ad Abertis un generico e preliminare interesse a valutare progetti comuni», è scritto in una nota di Atlantia, dove si aggiunge che «nessun impegno è stato assunto né alcuna ipotesi è stata discussa o portata all’attenzione degli organi sociali di Atlantia».
La conferma da parte della società guidata da Giovanni Castellucci sull’esistenza di un tavolo di trattative, seppur allo stato preliminare, con Abertis è arrivata ieri, in serata, dopo che la stessa Abertis aveva diffuso a sua volta un comunicato, su richiesta del Cnmv, in cui affermava che Atlantia le ha «manifestato il proprio interesse ad esplorare una possibile operazione societaria i cui termini non sono ancora stati specificati». Dichiarazioni che hanno avuto immediati riflessi sui corsi di Borsa dei titoli coinvolti: Atlantia ha perso il 3,79%, mentre le azioni Abertis sono salite del 6,61%.
Si riapre così, a distanza di 11 anni dal primo tentativo di aggregazione dei due gruppi, bloccato dall’esecutivo Prodi, un progetto assai caro alla famiglia Benetton. Proprio l’azionista di riferimento di Atlantia avrebbe infatti seguito con la massima attenzione gli sviluppi delle trattative tra Italia-Spagna, insieme ai vertici di Atlantia. L’operazione, amichevole e concordata con La Caixa, il principale azionista di Abertis con il 23%, sarebbe strutturata con una offerta in parte cash e in parte in azioni. E darebbe vita a uno dei maggiori operatori autostradali del mondo con una capitalizzazione aggregata di circa 35 miliardi di euro e un giro d’affari complessivo annuo di oltre 10 miliardi di euro.
Tuttavia i contorni della trattativa appaiono assai sfumati. Tanto più che, secondo indiscrezioni, nelle settimane scorse due importanti fondi avrebbero avviato contestualmente dei contatti con Abertis per valutare possibili operazioni straordinarie e alternative ad Atlantia. Oggi nel capitale del gruppo iberico, dietro a La Caixa, figurano Capital Group al 12%, Lazard asset Management al 3,54% e Blackrock al 3%.
In attesa di vedere come andrà a finire, certo è che se il dossier Atlantia-Abertis dovesse andare a buon fine, per il gruppo controllato dalla famiglia Benetton, evidentemente, si registrerebbe una importante diversificazione del rischio se si pensa che oggi l’ebitda margin è del 65% sulle autostrade italiane e che post-aggregazione l’indicatore si ridimensionerebbe a circa il 30%. Più in generale, la logica industriale dell’operazione allo studio risiederebbe in due aspetti chiave: la redditività del gruppo target e il portafoglio della compagnia.
Abertis ha una marginalità assai simile a quella di Autostrade per l’Italia, la controllata di Atlantia che gestisce le vie a pedaggio. Guardando i conti del 2016 del gruppo iberico il rapporto tra ricavi, poco meno di 5 miliardi, ed ebitda, 3,2 miliardi, viaggia attorno al 66%. Un dato atteso in evoluzione positiva grazie anche alla politica di efficientamento che la società ha messo in atto. Non solo, il business delle due aziende, sulla carta, è complementare e permetterebbe ad Atlantia di diversificare il portafoglio oggi particolarmente concentrato sull’Italia. Abertis fa il 25% dei propri ricavi in Spagna, circa il 27% in Sud America e il 34% in Francia. Mercato, quest’ultimo che assieme all’America Latina è uno dei punti chiave della crescita futura, con un occhio di riguardo per Cile, Brasile e Puerto Rico. Aree che andranno a bilanciare la scadenza media delle concessioni in portafoglio portandola attorno ai 24 anni. Tutto questo evidentemente ben si sposa con le attività di Atlantia che oltre ai quasi 3 mila chilometri di Autostrade in Italia ne ha altri 2 mila sparsi tra Brasile, circa 1.500 chilometri, e Cile.

Laura Galvagni
Marigia Mangano

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