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Atlantia, soci spaccati Benetton e Crt pronti a cedere Autostrade a Cdp

Rottura tra i soci di Atlantia e i suoi manager: la famiglia Benetton e la Fondazione Crt si presenteranno all’assemblea di lunedì votando contro una proproga del progetto di scissione di Autostrade da Atlantia e sollecitando la chiusura della trattativa per le cessione di Autostrade alla cordata guidata da Cassa depositi Prestiti.
Si può così riassumere la presa di posizione ufficiale, espressa ieri da Edizione Holding, la cassaforte dei Benetton, a cui si è associata anche Crt. Edizione. Pur formalmente confermando la fiducia nel consiglio di Atlantia, il suo principale azionista non è disponibile a sostenere il progetto di scissione di Autostrade per l’Italia dalla holding. Edizione ritiene, invece, «più opportuno coltivare l’unica operazione espressa dal mercato » e «auspica che l’offerta venga quindi sottoposta al voto dell’assemblea ». Sulla stessa linea il socio Fondazione Crt. L’assemblea di lunedì 29 a questo punto boccerà prevedibilmente la scissione e ai primi di maggio dovrebbe essere convocata una nuova assemblea per votare se accettare o meno l’offerta che Cdp e i fondi Blackstone e Macquarie presenteranno domani.
Lunedì in assemblea si avrà comunque una fotografia delle forze in campo. A quanto si apprende da fonti finanziarie, in assemblea dovrebbe presentarsi circa il 71% del capitale di Atlantia, tra cui Edizione con il 30,2%, Crt con il 4,5%, il fondo del governo di Singapore Gic, che è socio dei Benetton anche in Cellnex e da anni investe a fianco della famiglia veneta, con l’8,2%. Ma anche i fondi di Lazard (che avrebbero circa il 5% di Atlantia) paiono aperti a valutare l’offerta di Cdp, sebbene la decisione non sia scontata dato che la divisione della banca d’affari americana assiste Blackstone nell’acquisto di Aspi.
Inoltre tra i grandi azionisti di Atlantia dovrebbero spuntare anche i fondi di Invesco con l’8% mentre gli hedge fund, tra cui il Tci di Chris Hohn che ha derivati per rilevare il 10% di Atlantia, avrebbero depositato quote in vista dell’assemblea. «Il governo italiano ha venduto circa il 16% di Cdp ad alcune fondazioni tra cui la Crt – facevano notare ieri da Tci – Crt è per questo in conflitto e si dovrebbe astenere dal voto. Può Edizione svelare le stime imparziali che ha ricevuto? Come possono giustificare l’offerta di Cdp?».
Se lunedì il progetto della scissione voluto dall’ad Carlo Bertazzo – e approvato a suo tempo dal 99% dei soci – andrà in soffitta, sul tavolo resterà soltanto la vendita dell’88% di Aspi alla cordata Cdp.
Il gruppo guidato da Fabrizio Palermo dovrebbe far pervenire la sua migliore offerta entro domani. La precedente proposta vincolante prevedeva una valutazione del 100% dell’equity di Aspi di 9,1 miliardi, più una serie di clausole e pendenze legali negative pari a circa 1,5 miliardi. Di queste quella da 820 milioni che risale ai tempi della fusione di Adr in Atlantia sarebbe già stata risolta, mentre è in via di risoluzione la pendenza legata al ponte Morandi con rischi legali per 700 milioni.
Atlantia dovrebbe convocare per martedì 30 o mercoledì 31 il cda per esaminare la nuova proposta di Cdp. Nonostante il clima teso tra azionisti e management il consiglio continuerà a lavorare fino all’assemblea che dovrà votare l’offerta di Cdp. Qualunque cambio ai vertici in questa fase rallenterebbe il processo, esponendo Atlantia a ulteriori rischi legali che nessuno in questa fase vuole correre.
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