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Atlantia, soci divisi sull’offerta Cdp e pronti alla conta in assemblea

Sulla carta doveva essere un cda tranquillo, con l’accettazione da parte di Atlantia della proroga al 27 marzo per negoziare un’offerta su Aspi, chiesta dalla cordata guidata da Cdp. Invece, durante il week end, sono arrivate le dimissioni di Sabrina Benetton. Motivate anche dal «disagio» della sua posizione in cda. E di cui il consiglio non potrà non prendere atto: la decisione di Sabrina è suonata a tutti come il fatto che l’azionista di maggioranza relativa abbia voluto significare che la gestione del negoziato sulla vendita di Aspi non è condivisa da Edizione. Anche perché Sintonia (che ha la partecipazione in Atlantia) nei giorni scorsi ha inviato una lettera ad Atlantia. Dove, con toni fermi, chiedeva al gruppo di «negoziare al meglio » con Cdp, portando a casa il risultato migliore per tutti i soci. Probabilmente, anche di considerare le possibili conseguenze di una rottura. Il passo indietro della figlia di Gilberto Benetton, che ha aspettato di firmare i conti e il piano industriale e poi si è dimessa, nella comunità finanziaria è equivalso a ufficializzare la mancanza di allineamento tra azionista e management. A questo punto l’auspicio, secondo Edizione, è che si arrivi ad un’offerta definitiva, e che questa venga portata in assemblea. Dove Edizione farà valere la sua parte.
In questo contesto, è importante il calendario. Il primo appuntamento è il 27, con la nuova offerta della cordata. Sarà migliorativa, c’è da scommetterci, ma non troppo diversa da quella attuale, perché equivarrebbe a smentire se stessi. È possibile che si lavori ai “contorni”, alle clausole, insomma a tutto quello che possa migliorare l’accordo senza cambiare troppo il prezzo. Due giorni dopo c’è l’assemblea Atlantia, convocata per prolungare fino a fine luglio i termini per il programma di scissione di Aspi da Atlantia (e le relative proposte di acquisto). Siccome il processo è alternativo alla vendita in blocco dell’88% a Cdp, se Edizione (titolare del 30,5% di Atlantia) volesse dare un segnale di rottura con il cda potrebbe votare contro o astenersi sulla proroga. Ma non è detto che questo avvenga, se non altro perché difficilmente in una manciata di ore il cda sarà in grado di dare una risposta definitiva alla Cassa. Di sicuro la prossima scadenza, fissata il 28 aprile per l’approvazione del bilancio, potrebbe riservare maggiori sorprese. Quasi certamente sarà quella la sede per scegliere ed eleggere il sostituto di Sabrina Benetton. È possibile che scenda in campo direttamente Enrico Laghi, il super-professionista negoziatore e non estraneo agli ambienti governativi che la famiglia ha voluto alla guida di Edizione. Ma da qui al 28 aprile c’è anche tutto il tempo per votare anche l’offerta di Cdp & co.
La proposta precedente valuta il 100% di Aspi 9,1 miliardi. Troppo poco, secondo i fondi esteri (in particolare Tci) che puntano a valori molto più alti, in accordo con gli advisor di Atlantia (ma non con quelli della cordata offerente, altrettanto blasonati). Il management probabilmente teme azioni legali da parte di questi soci, ma anche rifiutare una proposta che ha un suo fondamento – e che viene dalla Cdp, controllata all’83% dal Mef – può avere rischi e conseguenze legali. Contarsi in assemblea sembra la strada più diretta. E, a quanto si dice in ambienti finanziari, soci come la Fondazione Crt (che ha il 4,85%) sono possibilisti rispetto alla soluzione Cdp e puntano a un esito equilibrato. Anche altri fondi di origine italiana sarebbero su queste posizioni.
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