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Atlantia scommette sugli aeroporti veneti rilevato il 21% di Save

Con una mossa a sorpresa Atlantia rileva in blocco il 21,3% del capitale di Save. E lo fa proprio quando il primo socio degli aeroporti veneti, vale a dire la Finanziaria internazionale di Enrico Marchi e Andrea de Vido, vive una fase delicata data la divergenza di visioni tra i due soci fondatori. Fonti vicine ad Atlantia precisano
che quella in Save sarebbe solo una partecipazione finanziaria, rilevata dal fondo Amber a un prezzo conveniente pari a 14,75 euro per ogni azione (174 milioni in totale), che è il 12% in meno dei 16,78 euro della chiusura di ieri in Borsa.
La versione è però poco credibile, perché Venezia è uno degli scali più efficienti d’Italia e l’ad Giovanni Castellucci, che quest’estate ha gareggiato e vinto la concessione per l’aeroporto di Nizza, da mesi va ripetendo di voler vendere il 30% di Autostrade per l’Italia per investire di più sugli aeroporti. Peraltro Save, pur essendo un’azienda che cresce e paga buoni dividendi, è anche un titolo poco liquido: il 60% del capitale è infatti in mano ad Agorà, veicolo che a sua volta è controllato al 57% da Finint e al 37% da Morgan Stanley. Pertanto se Atlantia volesse monetizzare la sua partecipazione finanziaria comunque non potrebbe farlo sul mercato, dove circolano meno titoli di quelli che il gruppo ha appena rilevato ai blocchi.
Inoltre nell’ambito dell’accordo di acquisto del 21,3% di Save in mano a Amber è previsto un meccanismo di «integrazione parziale del prezzo qualora entro tre anni venisse promossa un’Offerta pubblica di acquisto o scambio sul titolo Save – si legge in una nota di Atlantia – ad un prezzo superiore a quello riconosciuto in data odierna, eventualità della quale Atlantia non è a conoscenza ». Amber, che è socio di Save dal 2010 e che conosce bene le difficoltà della governance di Finint, ha infatti preteso un ristoro economico rispetto al prezzo di vendita, nel caso in cui di qui alla scadenza del patto di Agorà venisse lanciata un’Opa. E il patto del veicolo che controlla il 60% di Save scadrà proprio nell’ottobre 2019, ma è prevista una finestra per la risoluzione anticipata già a gennaio 2018. Fatto sta che l’ingresso di un colosso come Atlantia – che in Borsa capitalizza 18,8 miliardi – nell’azionariato di un gruppo come Save che ieri, dopo aver toccato nuovi massimi, valeva 928 milioni, lascia poco margine per capire chi è la preda e chi è il predatore. Tuttavia Marchi, che di Save oltre a essere il socio di co-controllo è anche presidente e ad – resta convinto di avere buone frecce al suo arco e da mesi lavora sia per sostituire Morgan Stanley nel caso volesse cedere la sua partecipazione in Agorà, sia alla ricerca di nuovi soci in Finint per liquidare tutta o parte la quota di de Vido, che è in difficoltà finanziarie. Marchi resta convinto di poter mantenere il controllo dell’azionariato di Save, mentre Atlantia nella sua storia – compreso il caso di Impregilo – non è mai stato socio di minoranza in un’azienda che si occupa di infrastrutture.

Sara Bennewitz

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