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Atlantia, rinviata la scissione di AspiNuova offerta di Cdp entro novembre

Atlantia rinvia l’assemblea per la scissione di Autostrade per l’Italia al più tardi al 15 gennaio 2021. Ma non perchè ha deciso di concedere l’esclusiva a Cdp piuttosto perchè la situazione di incertezza venutasi a creare relativamente ai contenuti del piano economico finanziario (pef) in discussione con il ministero delle Infrastrutture non permette di assumere alcuna decisione definitiva rispetto alla separazione dell’asset. Quanto alla proposta di Cassa arrivata sul tavolo del cda, il board ha ritenuto ancora una volta non adeguati i termini economici. Di conseguenza si è deciso di non concedere alcuna esclusiva all’istituzione finanziaria ma di dare tempo a Cdp e investitori da lei selezionati di presentare un nuova proposta entro il 30 novembre 2020. Nel mentre, però, chiunque interessato potrà farsi avanti. Di fatto dunque si apre nuovamente un percorso competitivo, pef permettendo. E d’altra parte, la scorsa settimana il gruppo Toto, supportato dal fondo Apollo, si era detto pronto a presentare una manifestazione di interesse vincolante nel caso in cui i contatti con Cassa non fossero andati a buon fine. Insomma ancora una volta si va ai tempi supplementari e la chiave di tutto questa volta è il tavolo con il ministero delle Infrastrutture.

Più nel dettaglio, il consiglio di amministrazione di Atlantia «ha deliberato di rinviare la trattazione del punto 3 all’ordine del giorno dell’assemblea straordinaria convocata per il 30 ottobre 2020 avente ad oggetto il progetto di scissione parziale proporzionale di Atlantia in favore della società interamente posseduta Autostrade Concessioni e Costruzioni, onde consentire agli azionisti di esprimere con ogni necessaria consapevolezza il proprio voto in merito».

La decisione è stata assunta a seguito della «sopravvenuta situazione di indeterminatezza venutasi a creare con la pubblicazione in data 14 ottobre 2020 del parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art) reso al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) e la successiva inattesa comunicazione inviata in data 22 ottobre dallo stesso Mit ad Autostrade per l’Italia (Aspi). In tale comunicazione il concedente, recependo le osservazioni pervenute dall’Art, ha richiesto al fine di assicurare il prosieguo dell’iter istruttorio… di voler integrare e aggiornare la proposta del piano economico finanziario» inviato da Aspi il 14 settembre 2020. In altre parole, il ministero ha in parte recepito le osservazioni dell’Autorità rispetto alle tariffe e all’aumento dell’1,75% previsto nell’intesa. Evidentemente se si rimette in discussione quel passaggio muta l’intera impalcatura del pef: investimenti, atto aggiuntivo e atto transattivo, e di conseguenza vanno ridefiniti tutti gli impegni. Allo stesso modo diventa complesso individuare il valore dell’asset. Tassello cruciale «per poter meglio valutare la proposta di cui al punto 3 all’ordine del giorno dell’assemblea» che di conseguenza sarà riprogrammata «non oltre il 15 gennaio 2021».

Riguardo all’offerta di Cdp, in asse con Blackstone e Macquarie, il cda «pur apprezzando alcuni miglioramenti risultanti dalla nuova elaborazione dell’offerta, ha valutato i relativi termini economici e le condizioni ancora non conformi e non idonei ad assicurare una adeguata valorizzazione di mercato della partecipazione. Nell’offerta dunque mancano gli elementi necessari per concedere un periodo di esclusiva agli offerenti». Nonostante ciò a Cdp e altri co-investitori di suo gradimento è stata data la possibilità di presentare «una nuova offerta vincolante e satisfattiva al più tardi entro il 30 novembre 2020».

Va detto che tra i componenti della cordata, il soggetto che più degli altri ha ritenuto di non dover ritoccare l’offerta economica, stabilita in 8,5-9,5 miliardi per il 100%, è stato Macquarie. Diversamente il socio di Atlantia, Tci, da poco salito al 10% della holding, ha sostenuto in una recente intervista che l’88,06% della concessionaria autostradale vale tra gli 11 e i 12 miliardi.

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