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Atlantia respinge il diktat su Aspi: «Sì a Cdp ma a condizioni di mercato»

«Atlantia ribadisce di aver compiuto e di voler compiere ogni sforzo per raggiungere un accordo rispettoso delle finalità espresse nella lettera del 14 luglio e contemporaneamente tutelare i diritti e gli interessi degli azionisti di Atlantia e di minoranza di Aspi». E in virtù di questo chiede al governo di approvare il piano economico finanziario (pef) e l’atto transattivo, senza i quali, di fatto, non può essere aperta alcuna procedura di vendita. Ovviamente, sostiene la compagnia, va eliminato qualsiasi riferimento a Cdp poiché la concessionaria non può assumere alcun impegno in nome della controllante. Eppure, fonti vicine al dossier ricordano come siano state proprio «le società Aspi ed Atlantia ad aver espressamente proposto al governo nelle lettere dell’11, del 13, del 14 e del 15 luglio scorso, come poi riportato nel comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 15 luglio, una soluzione combinata che abbinava il riequilibrio della concessione e la cessione del controllo a Cassa Depositi e prestiti». Vero, hanno risposto fonti vicine alle società, tuttavia quanto proposto era vincolato al “voto” positivo del mercato, che a riguardo ha invece risposto picche. Ecco perché procedura e schema di vendita sono stati rivisti, nel rispetto però di quelli che erano i punti salienti dell’intesa, fanno notare sempre ambienti vicino all’azienda: Atlantia si è resa disponibile a cedere l’asset, ha assecondato le richieste su tariffe, investimenti modello Art e compensazione, il resto non può essere deciso a tavolino ma solo nell’ambito di un negoziato aperto e trasparente. Insomma, se in sede di data room gli interessati chiederanno tutele specifiche o sconti sul prezzo si valuterà il da farsi. Ma almeno nell’immediato Atlantia non pare voler dialogare sul tema manleva e garanzie, nodo cruciale dell’ultimo scontro con l’esecutivo e con la Cassa Depositi e Prestiti.

La holding tende dunque una mano ma concretamente non offre una soluzione all’impasse. È questa, di fatto, la sintesi delle due lettere inviate ieri dal board della compagnia a Palazzo Chigi, al ministero delle Infrastrutture e al ministero dell’Economia e delle Finanze cui è demandata dunque la decisione finale riguardo una potenziale riapertura della procedura di revoca. Le due comunicazioni che il cda di Atlantia ha predisposto nascono infatti a valle della missiva ricevuta dal governo lo scorso 23 settembre «contenente affermazioni in ordine alla disattesa applicazione delle disponibilità manifestate» lo scorso luglio. Accusa che ha riportato a galla il tema dell’inadempimento e dunque della revoca ma che le società hanno di fatto “rispedito al mittente”, sottolineando, al contrario di aver rispettato quanto concordato. In particolare, con riferimento alla disponibilità concessa il 14 luglio scorso di cedere Aspi. Tanto da essersi subito attrezzata per procedere in questa direzione.

Lungo il percorso però si è aperta la frattura con Cdp, soggetto indicato dal governo quale subentrante alla holding. La distanza si è creata su tre temi chiave: garanzie, manleve e debito. Richieste che Atlantia ha definito «non usuali», «non presenti nella lettera del 14 luglio e non accettabili in un contesto di mercato». Termini, tuttavia, che per Cassa sono fondamentali per poter procedere con il negoziato. Così come è cruciale per Autostrade che dall’atto transattivo venga tolto l’articolo 10, quello che vincola il pef e l’atto stesso al raggiungimento di un’intesa con Cdp. Elemento, quest’ultimo, che è finito nel mirino della Ue. Ieri Atlantia ha ricevuto lettera – consultata da Radiocor – da Marcel Haag, direttore generale della Commissione Ue per la Stabilità finanziaria, i Servizi Generali e il Mercato Unico dei Capitali nella quale si sottolineava che la Commissione Ue «sta esaminando doverosamente tutte le questioni poste da Atlantia» nei suoi esposti e sta «predisponendo con attenzione le dovute azioni conseguenti». Haag si è poi detto disponibile «per un incontro». Atlantia, ovviamente, sta già lavorando alla risposta.

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