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Atlantia, profitti quasi azzerati per sbloccare il dossier Aspi

Il bilancio 2019 di Atlantia fa i conti con il caso Autostrade per l’Italia. I forti accantonamenti legati alla partita Aspi, pari a 1,5 miliardi di euro, solo in parte compensati dal contributo di Abertis, hanno impattato sui profitti della compagnia che ha registrato un utile di pertinenza del gruppo di 136 milioni, in diminuzione di 639 milioni rispetto al 2018.

Una dimostrazione “plastica”, per così dire, della volontà della compagnia di trovare un’intesa con l’esecutivo sulla concessione in capo alla controllata. Proprio la proposta “transattiva” con Roma è infatti la ragione che ha spinto in rosso i risultati di Autostrade, che ha segnato una perdita di 282 milioni contro un potenziale profitto di 769 milioni, e che di conseguenza ha ridotto l’utile della holding. Una proposta che Atlantia ha deciso di mettere nero su bianco anche nella presentazione fatta al mercato sui risultati del passato esercizio e che consta di tre elementi chiave: un’offerta complessiva da 2,9 miliardi di euro, il superamento del decreto Milleproroghe nella parte in cui determina il valore di Aspi, chiedendo che questo venga invece calcolato sulla base del market value, e infine il nuovo piano economico finanziario che solo per il 2020 può valere fino a 1,6 miliardi di investimenti. Quanto ai 2,9 miliardi, si tratta di 1,5 miliardi accantonati per far fronte a maggiori impegni in termini di interventi e di riduzione delle tariffe. Allo stesso modo sono stati inseriti 700 milioni di maggiori spese di manutenzione delle rete al 2023 e ulteriori 700 milioni da destinare a supporto della comunità di Genova. Questa è dunque l’offerta dettagliata inviata dalla compagnia al governo e che ora attende una risposta formale dall’esecutivo. Il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli ha assicurato che una decisione in proposito verrà presa a stretto giro. Senza un’intesa con Roma, d’altra parte, non si può pensare di procedere a un eventuale riassetto del capitale di Aspi, rispetto al quale ieri l’ad di Atlantia, Carlo Bertazzo, ha ricordato che allo stato non ci sono le condizioni. In prospettiva, però, la holding «è pronta a valutare l’ingresso di partner di minoranza». Per il futuro si vedrà.

Intanto Autostrade continua a pagare lo scotto di un profilo finanziario definito “spazzatura” dalle agenzie di rating. La società è a caccia di liquidità e in ragione di ciò si sta muovendo in due direzioni. Da un lato sta guardando all’opportunità di rivolgersi a Sace, come previsto dal Dl liquidità per le società che non distribuiscono la cedola, e dall’altro ha avviato un confronto con Cassa Depositi e Prestiti. Il gruppo ha in essere con Cdp due linee di credito per complessivi 1,3 miliardi ancora non “attivate”. L’idea di Autostrade sarebbe di chiedere qualche centinaio di milioni ma al momento Cassa sta verificando che non esistano elementi “ostativi” all’erogazione dei denari. In proposito, oltre al giudizio delle agenzie di rating pesano anche le prospettive di traffico per l’emergenza Covid-19.

A riguardo, ha precisato ieri Atlantia, il Coronavirus potrebbe ridurre i ricavi del gruppo di 3 miliardi quest’anno. «Considerati i dati di traffico sino ad ora consuntivati una preliminare analisi di sensitività porterebbe a stimare un calo medio del traffico autostradale di gruppo di circa il 30% e aeroportuale di circa il 50%, con un potenziale impatto negativo sui ricavi di 3 miliardi e una potenziale riduzione dei flussi operativi al netto degli investimenti pari a 2 miliardi di euro, sempre rispetto ai dati del 2019». La compagnia lo scorso anno ha segnato un giro d’affari di 11.630 milioni, comprensivi del maggior contributo di Abertis (4.534 milioni). Il gruppo spagnolo ha inciso anche sul miglioramento del margine operativo lordo che è salito a 5.727 milioni, (+1.959 milioni). Sulla scorta di questi numeri, che per effetto di Aspi hanno tuttavia registrato un utile netto in forte contrazione e stante il contesto generale, il cda proporrà all’assemblea a fine maggio di non distribuire dividendo.

Intanto, va registrato il cambio al vertice di Aeroporti di Roma. L’amministratore delegato Ugo de Carolis ha lasciato il posto a Marco Troncone, fino ad oggi responsabile del coordinamento delle attività aeroportuali per Atlantia. Il crollo del traffico aereo e potenzialmente una ripresa dei voli che sarà certamente lenta, comporterà in prospettiva un’ampia riflessione sul modello di business che andrà ripensato sotto vari punti di vista. Troncone è stato dunque scelto per la lunga esperienza maturata in ambito aeroportuale. Il manager, d’altra parte, gravita nell’area di Adr, seppure con ruoli diversi, da ormai 10 anni. Come cfo, per esempio, ha seguito il turnaround dello scalo ricoprendo un ruolo centrale nella ripresa. Il che lo rende particolarmente adatto ad affrontare questa nuova sfida che richiede sia competenze industriali che finanziarie. L’uscita di de Carolis, a quanto ricostruito, è stata concordata.

 

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