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Atlantia, parte la scissione dell’88% di Autostrade Ma resta l’opzione vendita

Era un passaggio atteso. Ora viene formalizzato dal consiglio di amministrazione di Atlantia, la holding infrastrutturale controllata dalla famiglia Benetton. Via libera all’operazione di scissione di Autostrade per l’Italia in un veicolo destinato ad includere fino all’88% del capitale, cioè la quota direttamente riconducibile alla holding. Il board delibera così la separazione della società concessionaria dalla sua controllante decretando, alla fine del percorso, l’uscita della famiglia di Ponzano Veneto da Autostrade.

Il veicolo viene costituito immaginando una successiva quotazione in Borsa e il possibile ingresso di Cassa Depositi tramite aumento di capitale. Resta in piedi anche l’alternativa, anch’essa deliberata dal cda, della vendita della partecipazione tramite asta competitiva ad uno o più investitori. Ma sembra un’opzione più defilata. Destinata più che altro a rassicurare i fondi esteri, azionisti di Atlantia, della ratio di mercato alla base dell’operazione di riassetto societario del gestore autostradale.

Il negoziato con la Cassa d’altronde prosegue ininterrotto da diversi giorni e non sembra destinato a concludersi prima del fine settimana. La firma del memorandum tra le parti, primo atto del cambiamento di compagine sociale in Autostrade, non è ancora all’orizzonte. Troppi gli interrogativi ma certo la direzione è chiara ed è stata costruita nella notte del 14 luglio a Palazzo Chigi. Ad evidenziare quanto sia “complicato” il percorso ci ha pensato ieri anche il ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, che in audizione in Commissione Vigilanza proprio su Cassa Depositi, si è detto moderatamente fiducioso sull’esito della trattativa finalizzata a ristabilire l’interesse pubblico sulle autostrade, a suo dire, leso negli ultimi anni a favore di quello privato come testimonierebbe la vicenda del crollo del ponte Morandi.

Ieri però sono stati compiuti due passi importanti. Il ministero dei Trasporti ha inviato due documenti al gestore. Il primo è la bozza di atto aggiuntivo che cambierà i connotati della Convenzione tra lo Stato ed Autostrade, modificando quindi anche la concessione sottostante che scade nel 2038. Il secondo riguarda la proposta transattiva al gestore con cui si chiude la procedura di revoca e si avvia la revisione della concessione modificando l’articolo 9 della Convenzione che era in vigore dal 2007. Nei documenti c’è un passaggio decisivo. Perché viene circoscritta meglio la fattispecie del grave inadempimento da parte del gestore che porterebbe in futuro alla risoluzione della concessione. Viene chiarito che si incardinerà nel caso in cui si determinerà una grave interruzione del servizio sulla rete come la caduta di un viadotto. Si tratterebbe di un passo in avanti per rendere la società più bancabile nei confronti degli istituti di credito.

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