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Atlantia, no alla scissione di Aspi da Edizione e Fondazione Crt

Edizione, la holding della famiglia Benetton, voterà contro la proroga del progetto di scissione di Aspi all’assemblea di Atlantia convocata per lunedì prossimo. E non sarà la sola, insieme a lei esprimerà voto contrario anche la Fondazione Crt, come comunicato dall’ente ieri in serata.

Dopo le anticipazione di ieri de Il Sole 24 Ore, Ponzano Veneto ha dunque precisato di aver conferito delega al rappresentante designato «per esprimere voto contrario». La motivazione è spiegata nella stessa nota: Edizione, si legge, ha «preso atto dell’assenza, allo stato, di proposte di potenziali investitori per l’acquisto della partecipazione in ACC riveniente ad Atlantia per effetto di detta scissione – pari, in trasparenza, al 55% di ASPI – e non ritiene utile prolungare l’incertezza derivante dalla proroga di detto termine in attesa di ipotetiche offerte per tale partecipazione, anche alla luce dell’offerta vincolante in via di definizione da parte del consorzio di investitori che fa capo a Cassa Depositi e Prestiti». Secondo la famiglia Benetton è invece più opportuno «coltivare l’unica operazione espressa dal mercato e, nel ribadire la propria fiducia nell’operato del consiglio di amministrazione di Atlantia, auspica che l’offerta venga quindi sottoposta al voto dell’assemblea per la valutazione della stessa da parte di tutti gli azionisti». Passaggio, questo, che non pare casuale. Il messaggio sembra essere: bocciando la proroga la famiglia Benetton fa il possibile per favorire la proposta di Cassa ma poi toccherà a Cdp e ai fondi presentare un’offerta che possa superare il voto del mercato.

Tanto più considerato che, già ora tutti i proxy advisor si sono espressi a favore del prolungamento del progetto di scissione: tra loro Glass Lewis, ISS, Frontis e PIRC. In più, Tci, azionista rilevante con una quota potenziale del 10% in Atlantia, ha sottolineato che: «Come socio di minoranza non può essere forzato ad approvare un’offerta illegale». Tanto più promossa da «Cdp, il cui 16% è in mano alle fondazioni bancarie italiane, inclusa Crt, che è dunque in conflitto di interessi». Per questo Tci chiede a Edizione di rendere pubblica “la fairness opinion” che sulla carta dovrebbe giustificare la posizione della holding rispetto alla proposta della cordata. Detto ciò, tra Edizione, che da sola vale il 30,25% del capitale della holding e Fondazione Crt (4,85%) la posizione contraria sarebbe attorno al 35%. All’ultima assise si è presentato il 72% del capitale dunque i due grandi azionisti schierati assieme potrebbero essere a un passo dal 50% del capitale votante. Abbastanza per mettere in scacco la proroga della scissione. E guardare così alla futura assemblea che sarà chiamata a valutare l’offerta della cordata per l’88% di Aspi. La nuova proposta dovrebbe prevedere una valorizzazione dell’asset superiore ai 9 miliardi e dunque potenzialmente migliorativa rispetto ai 9,1 miliardi, con indennizzo da 700 milioni, messa sul piatto a febbraio.

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