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Atlantia mette 16 miliardi per tutta Abertis

L’Italia s’è desta (sembra). Dopo la mossa di Fincantieri, che a inizio aprile ha conquistato i cantieri di Saint Nazaire in Francia, ieri un nuovo colpo nelle infrastrutture. Atlantia, la società della famiglia Benetton che controlla Autostrade e Adr, ha lanciato un’offerta di acquisto e/o scambio volontario da 16,3 miliardi sul 100% della catalana Abertis. Nel 2006 Abertis provò a comprare Atlantia, ma fu stoppata dal governo italiano. Se (a ruoli invertiti) l’operazione andrà in porto, il gruppo italo-spagnolo diventerà il leader mondiale delle autostrade a pagamento, con una rete di oltre 14 mila chilometri in 19 Paesi, inclusi Italia, Spagna, Brasile, Cile, Polonia e India, e un valore di mercato combinato di oltre 36 miliardi, un margine lordo (ebitda) di 6,6 miliardi e investimenti per 2,4 miliardi.

La risposta? Il board di Abertis si prenderà «tutto il tempo previsto per legge per valutare un’offerta non sollecitata», ha scritto in una nota. Mentre la Caixa, terza banca iberica e primo azionista di Abertis con il 22,3% attraverso il suo braccio di investimento Criteria, ha fatto sapere che la vaglierà «con attenzione». Ma il ceo di Atlantia, Giovanni Castellucci, è convinto che l’offerta messa a punto dopo «intense discussioni» con gli spagnoli possa essere considerata «friendly e attraente per tutti gli azionisti, stakeholders e il management di entrambe le società».

L’operazione, studiata con gli advisor finanziari Mediobanca e Credit Suisse, prevede una parte in contanti, con un corrispettivo pari a 16,50 euro per ogni azione Abertis, e/o in alternativa una parte in carta, con un concambio di un titolo Abertis ogni 0,697 azioni Atlantia, a condizione che raccolga adesioni pari almeno al 10,1% del capitale del gruppo spagnolo. Chi aderirà allo scambio avrà in portafoglio «azioni speciali», non quotate e non trasferibili prima del 15 febbraio 2019, con il diritto di nominare 3 consiglieri in un board allargato da 15 a 18 componenti. Per non diluire troppo la famiglia Benetton, che attualmente controlla il 30,6% attraverso Edizione, è previsto un tetto del 23,2% per le azioni Abertis che possono essere conferite all’offerta di scambio. I soci spagnoli possono puntare a una soglia massima del 16,4% del capitale del gruppo post fusione, mentre Edizione scenderebbe così al 25,5%.

Per finanziare l’offerta, Atlantia si è assicurata risorse per 12,7 miliardi, e potrà contare anche sulla possibile vendita del 20% di Save, la società che controlla l’aerroporto di Venezia, ha affermato in una conference call con gli analisti Castellucci. Il manager, che prevede la chiusura dell’operazione entro fine anno, ha anticipando inoltre l’intenzione di cedere il 4% della reti di telecomunicazioni spagnole Cellnex, controllata da Abertis, per evitare l’Opa obbligatoria a cascata.

Il mercato ha giudicato «giusto» il prezzo di 16,5 euro ad azione, poco sopra la chiusura di venerdì: in Borsa a Madrid ieri il titolo Abertis ha chiuso in discesa dello 0,5% a 16,36 euro, poco sotto la soglia dell’Opa. A Piazza Affari, invece, Atlantia è salita del 2,48% a 24,81 euro. L’operazione piace perché permetterà ad Atlantia di diversificare i ricavi lontano dal mercato domestico, al quale oggi dipendono troppo.

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