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Atlantia, l’offerta Cdp ai voti in assemblea I tempi? Metà maggio

C’è un’incognita giuridica che pende sul riassetto di Autostrade e l’ingresso dello Stato nel capitale tramite Cassa Depositi. Potremmo chiamarlo il nodo del quorum deliberativo dell’assemblea dei soci che realisticamente verrà convocata entro metà maggio per decidere se accettare o meno l’offerta del consorzio che valuta la società concessionaria 9,1 miliardi al netto del debito. La questione è nelle mani degli esperti di corporate governance. Al momento non è chiaro se verrà convocata un’assise straordinaria o ordinaria per decidere sulla proposta di acquisto dopo il necessario via libera del board, che dovrebbe essere convocato a titolo informativo la metà della prossima settimana.

Non è una questione di poco conto. L’ultima assemblea chiamata ad esprimersi sulla proroga dei termini per il progetto di scissione del gestore alternativo alla vendita diretta della quota detenuta da Atlantia in Autostrade (l’88% del capitale) aveva un quorum pari ai due terzi del capitale perché fissata come straordinaria. Ecco perché la proposta di proroga non è passata facendo finire su un binario morto quel processo nonostante sia stato votata quasi dal 52% dei soci aventi diritto. Se anche stavolta gli avvocati dovessero stabilire che da statuto la vendita della quota presenta i crismi di un’assise straordinaria allora a quel punto potrebbero non bastare i voti favorevoli alla vendita di due soci pesanti come Edizione, la holding dei Benetton, e la fondazione Crt. Non è azzardato sostenere l’esistenza di un disallineamento dei soci nella valutazione del gestore autostradale. Il combattivo fondo Tci, secondo socio di Atlantia al 10%, ritiene che la società valga di più di quanto offerto. Mentre il fondo sovrano di Singapore, Gic, non sarebbe in linea di principio contrario alla vendita. Molto dipenderà dalle raccomandazioni dei proxy alle quali spesso si allineano i fondi istituzionali.

È chiaro però che mettersi lo Stato contro su un asset regolato come le autostrade, con un ministero vigilante ai Trasporti e un piano economico-finanziario bloccato al Cipe, non suggerirebbe ai fondi di votare contro. Tuttavia è pendente il giudizio della Commissione Ue sulla procedura di cambio di controllo. L’unico elemento che sfugge ad ogni calcolo. Nei fatti una condizione sospensiva.

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