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Atlantia lancia l’offerta per Abertis

Un’operazione da 16,3 miliardi di euro per realizzare un colosso da 36 miliardi di capitalizzazione. Atlantia, assistita da Credit Suisse e Mediobanca, ha alzato ieri il velo sui termini dell’offerta per raggiungere il 100% di Abertis, per la quale non è comunque previsto il delisting. La proposta, come previsto, è mista, ossia parte in contanti e parte carta. Ai soci spagnoli viene quindi offerto di portare le azioni in adesione a un prezzo di 16,5 euro a titolo, il 20% in più della media degli ultimi sei mesi di Borsa precedenti i rumor, o in alternativa di ricevere 0,697 azioni Atlantia di nuova emissione con caratteristiche speciali. La componente carta è limitata a un massimo del 23,2% del capitale e a un minimo del 10%. Complice il fatto che a loro sarà concesso il diritto di nominare tre nuovi membri del consiglio di Atlantia che passerà da 15 a 18 componenti. Il ruolo pare essere destinato a venir ricoperto dalla Caixa, oggi azionista di Abertis con il 22% ma probabile nuovo socio dell’agglomerato con un pacchetto di poco superiore al 12%. Le azioni speciali non saranno quotate e saranno soggette al vincolo di intrasferibilità fino al 15 febbraio 2019, oltre il quale verranno automaticamente convertite in azioni ordinarie secondo un rapporto di uno a uno.
L’operazione, nel giudizio del ceo di Atlantia, Giovanni Castellucci, ha tutte le caratteristiche per essere valutata «amichevole» e più in generale, ha aggiunto il manager, è «win-win-win», ossia vincente per tutti gli attori in gioco. Abertis, tuttavia, non si è ancora espressa e non lo farà finchè non saranno i termini di legge a imporlo per ora si è limitata a dire che ha appreso della proposta «attraverso il comunicato» di Atlantia alla Cnmv e l’ha definita «volontaria e non richiesta». Un segnale di “freddezza”, rispetto a una proposta a lungo «discussa» con La Caixa, come ha poi spiegato Castellucci, che sul mercato è stato interpretato come il tentativo di tenere una porta aperta nel caso in cui qualcun’altro volesse rilanciare sulla proposta italiana, in particolare sui termini finanziari. Nelle settimane scorse, d’altra parte, non erano mancate le indiscrezioni circa il possibile interessamento di alcuni fondi di private equity o grandi investitori. In questo caso, il profilo dell’offerta sarebbe più finanziario che industriale. Da parte sua Atlantia ha cercato di rendere maggiormente attrattiva l’operazione annunciando l’aumento della cedola a partire dal primo anno di integrazione, con un ulteriore +30% oltre al +10% già previsto dall’attuale politica dei dividendi. Sul piano industriale, invece, ha proposto qualcosa di difficilmente replicabile: un asse che punta a costruire il primo operatore al mondo presente in 15 paesi (con l’Italia che peserebbe per il 45%, la Francia al 17% e la Spagna per il 16% al pari del Sud America) con oltre 14 mila chilometri di autostrade, 60 milioni di passeggeri in transito tra Fiumicino, Ciampino e Nizza e una partecipazione “qualificata” in Cellnex, il gruppo delle torri iberico. Questo darà vita a una realtà con 6,6 miliardi di ebitda, superiore ai 4 miliardi che ogni anno esprime il colosso Vinci. E capace, dunque, di farsi carico della consistente mole di debito, oltre 30 miliardi complessivi, che emergerà dalla realtà unita: il rapporto tra debito netto ed ebitda sarà infatti, stando alle stime sui dati al 2017, pari a 4,8 volte e quindi inferiore alla media di settore che viaggia attorno alle 5,6 volte. Riguardo a ciò, va sottolineato che dei 16,3 miliardi la componente in contanti, e quindi che verrà messa a disposizione dalle banche del pool che daranno il proprio via libera in merito al più tardi entro venerdì, è massimo di 14,7 miliardi e minimo di 12,5 miliardi. Tutti denari che arriveranno in forme diverse: massimo 6,3 miliardi come bridge to bond, altri 6,3 miliardi come finanziamenti a cinque anni e circa 2 miliardi come bridge to disposal. Atlantia ha già un accordo per vendere a poco meno di 1,5 miliardi il 10% di Aspi ma potrebbe mettere sul mercato un altro 5%. Inoltre, per non incorrere nell’obbligo di Opa su Cellnex dovrà scendere al di sotto del 30% del capitale in tempi rapidi, vendendo dunque almeno un 4% che sul mercato potrebbe essere valorizzato poco meno di 200 milioni.
I media spagnoli, per ora, si sono limitati a ricordare che poco più di 10 anni fa il primo progetto di nozze tra Atlantia e Abertis fallì per l’intervento del governo italiano che sbarrò la strada al gruppo iberica richiamando il ruolo che, a parti invertite, oggi potrebbe giocare ora la politica spagnola.

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