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Atlantia, Iss dice di votare sì alla vendita di Aspi a Cdp

«Si raccomanda di supportare l’operazione». Iss, uno dei principali proxy advisor capace peraltro di orientare una larga fetta di investitori istituzionali nelle assemblee di Atlantia, ha messo a punto la propria relazione. E nello scrivere le conclusioni, rispetto all’indicazione di voto, il giudizio appare netto: si consiglia ai soci di votare sì all’offerta promossa dal consorzio guidato da Cdp per l’88% di Aspi e che verrà sottoposta alla delibera dell’assise il prossimo 31 maggio.

La ragione? Si tratta di un documento piuttosto articolato, nel quale più volte viene anche segnalato il fatto che il prezzo offerto dalla cordata valuta Autostrade per l’Italia in prossimità del limite minimo della forchetta di prezzo indicata dagli advisor della compagnia. Tuttavia, è scritto nel report, «la società sembra aver seguito un processo volto a massimizzare il valore per gli azionisti cercando di superare l’incertezza attorno ad Aspi in un tempo ragionevole. Il cda ha incoraggiato i potenziali offerenti a procedere con una due diligence sull’asset e a presentare una proposta» ma le questioni legali connesse all’operazione «hanno fatto sì che solo Acs facesse un’offerta preliminare. Peraltro la proposta difficilmente potrebbe diventare concreta senza un preventivo via libera del governo all’intesa», viene spiegato da Iss.

Insomma per il proxy advisor Atlantia e il suo cda avrebbero fatto quanto possibile per trovare una strada alternativa ma il contesto ha impedito che prendesse corpo qualsiasi opzione diversa dall’offerta targata Cdp. Non solo, nella relazione viene sottolineato che «la situazione di Aspi si è trascinata per oltre due anni e mezzo distraendo il management dalla gestione» della holding e sottraendo «risorse finanziarie». In aggiunta, «la posizione del governo non è mutata» nonostante l’ascesa di Mario Draghi. Dunque «il cda sembra aver seguito un percorso logico cercando da un lato di raccogliere offerte da più partner e dall’altro di tutelarsi anche sul fronte legale». Il riferimento in questo caso è al ricorso fatto da Atlantia a Bruxelles. A questo punto, però, per Iss Atlantia ha solo tre opzioni sul tavolo: accettare l’offerta, proseguire con la battaglia legale oppure riaprire la trattativa con il governo. Le ultime due ipotesi, ovviamente, portano con sé una notevole dose di incertezza. Senza contare che, stante il contesto attuale, con il piano economico finanziario di Autostrade non ancora approvato dall’esecutivo, pensare di potere stabilire con determinatezza il valore di Aspi è assai complicato. Inoltre, chi fino ad oggi «si è opposto all’offerta non ha dato indicazioni chiare e ragionevoli» sul perché la proposta di Cdp debba essere bocciata e allo stesso modo non ha indicato metodi o sistemi che potrebbero «garantire un ricavato maggiore». Da ultimo Iss ha voluto anche ricordare che il consiglio che ha gestito tutta questa dinamica è composto «da 12 indipendenti, e da un solo rappresentante della famiglia Benetton, oltre al presidente e al ceo». Di qui la decisione di suggerire agli azionisti di Atlantia di votare sì all’offerta di Cassa che valorizza Autostrade 9,3 miliardi, comprese le ticking fee da 180-230 milioni.

Ma in che misura può incidere il parere del proxy advisor? Nell’ultima assemblea, quella del 28 aprile, Iss ha consigliato di votare no a due sole delibere: alla nomina di un componente del consiglio di amministrazione, in quota ai Benetton, e alla relazione relativa ai compensi corrisposti nel 2020. Bene, mentre gli altri punti all’ordine del giorno sono passati con il voto favorevole di una fetta del capitale presente variabile tra il 93 e il 99%, quelle due delibere hanno raccolto decisamente meno. Nel dettaglio, quella sulla nomina del consigliere in quota a Ponzano Veneto ha incassato il sì di appena il 62% dei presenti e l’altra il 73,7%. Iss è dunque riuscita a spostare sulle proprie posizioni una percentuale del capitale presente compresa tra il 30 e il 20%. Questo proxy advisor, tra l’altro, è una voce molto ascoltata anche da Gic, il fondo di Singapore che detiene l’8,2% di Atlantia e la cui posizione, all’assemblea di fine maggio, potrebbe risultare cruciale per stabilire l’esito della votazione. Di norma si presenta all’assise circa il 70% del capitale. La proposta di Cassa ha già il favore di Edizione e Fondazione Crt, che insieme pesano per il 35%. Dunque, ci si potrebbe trovare davanti a una situazione di sostanziale equilibrio se tutto il mercato, Tci in testa, il fondo hedge è accreditato di una quota attorno al 10% della holding, dovesse votare contro. A tal proposito va ricordato che la delibera è consultiva e non vincola in alcun modo il cda. Tuttavia è evidente che l’opposizione degli azionisti, diversi da quelli di riferimento, potrebbe complicare la positiva conclusione della trattativa con Cdp e i fondi Blackstone e Macquarie. Ecco perché il sì di Iss è assai rilevante.

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