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Atlantia investe 2 miliardi negli Usa. La società acquistata da Macquarie

Atlantia mette un piede negli Stati Uniti e lo fa andando a rilevare un asset partecipato in parte da Macquarie, lo stesso fondo australiano oggi in corsa per acquistare dalla holding, assieme a Cdp e Blackstone, Autostrade per l’Italia. Nel dettaglio attraverso Abertis, Atlantia rileverà il 100% di Elizabeth River Crossing (ERC) per 1 miliardo di euro dalla svedese Skanska e, come detto, da Macquarie.

Abertis si è aggiudicata la partita dopo lunghi mesi di trattativa e ora, pur se nell’ambito di un consorzio, «deterrà dal 51% al 68% del capitale di Erc». La società verrà consolidata interamente a bilancio e in ragione di questo va tenuto conto, oltre all’esborso cash, anche il debito collegato: un altro miliardo. In tutto, dunque, l’approdo negli Stati Uniti vale 2 miliardi di euro di impegno. Abertis finanzierà la propria quota in parte con cassa e in parte con l’accesso a finanziamenti già disponibili.

«Con questa operazione – ha sottolineato Atlantia – che segue l’espansione in Messico annunciata a giugno con l’acquisizione di RCO, Abertis conferma la propria capacità di continuare a diversificare ulteriormente il proprio business all’estero, in particolare con questa ultima operazione in paesi con un profilo di investimento a basso rischio come gli Stati Uniti». Erc gestisce quattro tunnel e un’autostrada in Virginia ed è stata fondata da Skanska e Macquarie nel 2012 come parte di una partnership pubblico-privato con il Virginia Department of Transportation. All’epoca il fondo australiano aveva investito sul progetto circa 200 milioni di euro. Oggi, ad appena otto anni di distanza, esce dunque con una ricca plusvalenza e conferma la propria logica di investimento che punta ovviamente a massimizzare il profitto in tempi rapidi. Nel 2019 i tunnel hanno registrato un’intensità media di 102.000 veicoli al giorno e nel 2020 hanno mostrato una forte resilienza alla pandemia, ha spiegato Abertis. Lo scorso anno l’asset ha segnato un margine operativo lordo di 60 milioni di dollari e un debito netto di 1,1 miliardi di dollari.

Quanto alle ragioni che hanno spinto Abertis e di conseguenza Atlantia a mettere nel mirino quest’opportunità, innanzitutto ha pesato il fatto che entrambe non hanno mai avuto una presenza consolidata negli Stati Uniti e questa era certamente un’occasione per iniziare a costruirla. Inoltre Erc, gestisce dei tunnel, alcuni passano anche sott’acqua, in un distretto molto produttivo della Virginia e di conseguenza con interessanti volumi di traffico anche in prospettiva. Tanto più alla luce del fatto che la concessione dura fino al 2070.

Infine, l’operazione sembra voler dimostrare la volontà di Atlantia e della controllata Abertis di continuare a ricercare opportunità di sviluppo nonostante un contesto certamente non favorevole. Come è noto la holding deve fare i conti con la complessa vicenda di Autostrade per l’Italia e poi, stante il comparto nel quale opera, ossia la mobilità, ha certamente pagato più di altri gli effetti della pandemia. Ora però che, almeno sul fronte Aspi, sebbene la strada sia ancora in salita, il quadro sembra essersi quantomeno chiarito, dopo quasi due anni di immobilità in poco tempo la holding ha messo a punto la valorizzazione di una quota di Telepass e lo sbarco negli Usa.

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