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Atlantia chiama Bruxelles: Autostrade, forzati a vendere

Una lettera-denuncia sul tavolo del vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis che ha la delega ai servizi finanziari e al mercato dei capitali. È datata 9 giugno, quindi poco più di una settimana fa, quando era già deflagrata la polemica sulle presunte resistenze del ministero del Tesoro alla garanzia pubblica per il prestito da 1,2 miliardi che Autostrade ha chiesto al sistema bancario per rifinanziare il circolante. Una missiva firmata dall’amministratore delegato Carlo Bertazzo e dal presidente Fabio Cerchiai, svelata dal Financial Times, molto dura nei confronti del governo accusato di forzare la «nazionalizzazione» di Autostrade costringendo la holding Atlantia, controllata al 30% dalla famiglia Benetton, a vendere la maggioranza del capitale a Cassa Depositi «a un valore ridotto creando un danno significativo a migliaia di investitori italiani e stranieri».

La lettera piomba a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte che proprio qualche giorno fa aveva chiesto ai ministeri competenti, Trasporto e Tesoro, di chiudere la partita con una decisione definitiva su una vicenda che si protrae da quasi due anni, da quando il viadotto Morandi collassò su stesso provocando 43 vittime.

Fonti governative inquadrano l’iniziativa come elemento di pressione negoziale nei giorni decisivi sul futuro della stessa società «a rischio sopravvivenza» e della concessione che porta con sé, che prevede una scadenza nel 2038. Giorni in cui si susseguono diversi tavoli tecnici nei due dicasteri in una lotta contro il tempo per trovare un accordo entro il 30 giugno, giugno in cui Atlantia potrebbe risolvere contrattualmente la concessione per il cambio normativo introdotto dal decreto Milleproroghe. È per questo che i vertici di Atlantia chiedono a Bruxelles di prendere «iniziative rapide e decise» con le autorità italiane «per far fronte alla violazione delle norme Ue», riferendosi all’articolo 35 che disciplina la revoca e il subentro dell’Anas riducendo «drammaticamente» la compensazione per estinzione anticipata, violando, a loro dire, «i principi della legge europea, tra cui quelli che riguardano il rispetto dei contratti e delle economie di libero mercato». Un portavoce della Commissione Ue, Daniele Ferrie, conferma che «diversi dipartimenti hanno ricevuto la lettera» aggiungendo che la «risposta sarà inviata a tempo debito». Bruxelles potrebbe persino avviare un’istruttoria per verificare la sussistenza della violazione delle norme Ue avviando in una seconda fase, ove le controdeduzioni dei ministeri competenti non fossero adeguate, una procedura d’infrazione con il rischio di una sanzione a carico dell’Italia. Prematuro per dirlo.

Quel che è certo è che tutto ruota attorno alla valutazione del 51% oggetto di possibile cessione da parte di Atlantia. Con l’articolo 35 in piedi ha un valore, senza ne ha un altro. Nel mezzo ballano diversi miliardi. Agganciati ai pedaggi al casello.

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