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Atlantia-Cdp, nuovo vertice su Aspi Ma la trattativa resta ancora in salita

Un nuovo incontro tra Atlantia e Cassa Depositi e Prestiti, per provare a far rientrare l’ente nel processo di valorizzazione di Aspi. È questo l’obiettivo del summit che si terrà nella mattinata di oggi tra il ceo della holding infrastrutturale, Carlo Bertazzo, i tecnici di Cassa e il numero uno, Fabrizio Palermo collegato telefonicamente. Un vertice, però, che non si preannuncia ncerto risolutivo. La distanza tra le parti permane tanto più perchè per l’ente lo schema sul quale di deve ragionare è quello che prevede in sequenza: aumento di capitale, vendita e Ipo con scissione. Ossia l’ipotesi iniziale, ben diversa da quella che è la nuova linea assunta dal cda di Atlantia che ha approvato uno schema alternativo di cessione di Autostrade per l’Italia. Operazione che in prospettiva si potrebbe concretizzare in due modi differenti: o attraverso la vendita tout court al miglior offerente dell’88% di Autostrade oppure con la scissione proporzionale e il conseguente approdo a Piazza Affari dell’asset. Bene, se questo è il percorso tracciato, ora l’intenzione sarebbe di individuare un modo per far rientrare Cassa all’interno del processo.

In proposito, Atlantia starebbe ragionando in due direzioni. Nel caso si proceda con la gara internazionale, si potrebbe ipotizzare, che una parte del pacchetto, poco sopra il 50%, venga messa “all’asta” mentre la parte restante potrebbe essere ceduta a Cdp attraverso una trattativa riservata. Diversamente, in caso di scissione proporzionale, Edizione, ossia la holding dei Benetton che controlla Atlantia con il 30% del capitale, potrebbe cedere la quota rinveniente dall’operazione direttamente a Cassa. A riguardo, la cassaforte di Ponzano Veneto ha già fornito ampie rassicurazioni. La società ha infatti comunicato che «la quota in Autostrade per l’Italia attribuibile ad Edizione dopo l’eventuale scissione non sarà considerata strategica e quindi verrà posta in vendita a condizioni di mercato entro 18 mesi dall’eventuale data di efficacia della scissione e quotazione in Borsa della stessa Aspi».

È sulla scorta di questo nuovo contesto dunque che Atlantia proverà a riannodare il filo della trattativa. Cosa non semplice stante che l’accordo è saltato per divergenze incolmabili su alcuni punti precisi: manleva e way out per Cdp senza penale dall’intesa. Richieste che l’ente ha ritenuto fin da subito fondamentali per dar seguito al patto ma che da parte sua la holding dei Benetton ha definito invece irricevibili. In particolare, nella lettera inviata all’esecutivo il 4 agosto per spiegare il cambio di rotta la società ha sottolineato «la richiesta di ampissime garanzie contrattuali, di indennizzi e di manleve non coerenti con un’operazione di quotazione in borsa, l’impegno di un socio di Atlantia ad approvare in assemblea le proposte presentate dal cda, l’obbligo di Aspi di procedere comunque con una Ipo in caso di mancata approvazione del progetto di scissione da parte dell’assemblea dei soci, diritti di recesso a favore di Cdp in più fasi dell’operazione, difficoltà al subentro nelle garanzie oggi rilasciate da Atlantia su parte del debito di Aspi». Tutti argomenti, a detta della società, non contenuti nella lettera del 14 luglio concordata con Palazzo Chigi sulle linee guida dell’accordo.

All’interno di questo nuovo quadro, cruciale resta evidentemente l’approvazione del piano economico finanziario di Aspi e dell’accordo transattivo, utili entrambi a definire un nuovo valore della concessionaria. In proposito, ieri al Mit si è discusso principalmente dell’accordo transattivo e di come ripartire i 3,4 miliardi di risorse che verranno messi sul piatto dalla società. Allo stesso modo il ministero delle Infrastrutture ha chiesto ad Autostrade di predisporre una curva delle tariffe che abbia un andamento flat nel lungo periodo, quindi non più un taglio drastico ora e un rimbalzo poi, ma qualcosa di più sostenibile nel tempo. Quanto al pef, sarà oggetto di un nuovo confronto previsto sempre per oggi al Mit.

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