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Atlantia fa cassa ma su Abertis Fondi in manovra

Mentre ieri Abertis perfezionava l’acquisto a carissimo prezzo di un tratto delle autostrade carioca, il cda di Altantia deliberava a carissimo prezzo la vendita di una quota di minoranza di quelle italiane. In altre parole la preda si ingrossa investendo 450 milioni in Brasile, mentre il cacciatore aggiunge frecce al suo arco (sono attesi 2,2 miliardi), ma non è ancora detto che l’operazione vada in porto. Ieri il cda di Atlantia ha dato mandato all’ad Giovanni Castellucci di formulare un’offerta su Abertis «sul presupposto che sia considerata amichevole e idonea a creare valore per tutti gli azionisti». Un’offerta che sfrutterà l’incasso della vendita del 5% di Autostrade per l’Italia a Allianz in consorzio con Edf (ha l ’opzione per un altro 2,5% ed è assistita da Rothschild) e 5% ai cinesi di Silk Road per un totale di1,48 miliardi. Un altro 5-10 per cento di Aspi sarà venduto in un momento successivo allo stesso prezzo ad altri potenziali partner. Pertanto Atlantia si appresta a incassare 2,22 miliardi di euro per il 15% di Aspi, o di più se dovesse servire cedere altre quote. La prossima settimana sarà decisiva, nel week end gli advisor lavoreranno nonostante il ponte del primo maggio per mettere sul piatto la miglior offerta possibile. Ma se il primo azionista di Abertis, vale a dire la Caixa (socia al 22,5%) pare favorevole a negoziare un matrimonio con la società controllata dai Benetton (30,4% del capitale), il management del gruppo spagnolo parrebbe più propenso a imbarcare come nuovo socio di peso un fondo infrastrutturale, capace di lasciare più autonomia rispetto al gruppo guidato da Castellucci. E ieri qualche esperto di settore faceva notare che il prezzo pagato da Abertis e Brookfield per rilevare la concessione delle Rodovias dos Calasados per i prossimi 30 anni, si giustifica solo se il finanziamento della gara e degli investimenti da fare viene negoziato a tassi che in Brasile – data l’incertezza e l’oscillazione del cambio – non è possibile reperire sul mercato. Per questo qualche banchiere, vedeva nella mossa Abertis-Brookfield la premessa per un accordo a più ampio raggio con il fondo canadese. Ma al di là dei desiderata di qualche stakeholder spagnolo, come sempre a vincere sarà chi prima farà l’offerta migliore, e Atlantia starebbe mettendo a punto i tasselli per presentare un’offerta in contanti e azioni a metà della prossima settimana. Castellucci si è guadagnato la fiducia degli investitori perché non ha fatto acquisizioni folli, e ha saputo gestire le varie attività rilevate negli anni, compresi gli Aeroporti di Roma. Pertanto analisti e investitori confidano che il prezzo che verrà offerto a Abertis sarà interessante, ma non tale da mettere a repentaglio solidità e rendimento di Atlantia. Del resto unendo i due gruppi, si creerebbe un colosso europeo delle autostrade, e Atlantia potrebbe esportare il Telepass in Francia e Spagna a tutto beneficio di un servizio che ha interessanti ritorni e non necessita di investimenti. In Cile e Brasile, invece Atlantia-Abertis avrebbero sinergie da mettere a fattor comune, così come i flussi di cassa del gruppo tricolore (le cui concessioni scadono nel 2039), darebbero più flessibilità ad Abertis per rinegoziare le tratte che andranno a scadenza nei prossimi anni. Fatte queste premesse, il costo del capitale di un fondo come Brookfield, o altri fondi infrastrutturali, è molto inferiore rispetto a un gruppo industriale, e questo potrebbe fare la differenza su un’eventuale prezzo d’offerta.

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