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Atlantia-bond al decollo: otto miliardi di domanda

di Morya Longo

C'è chi in 90 minuti gioca una partita di calcio. Il gruppo Atlantia, nello stesso tempo, ieri ha emesso un prestito obbligazionario e ha raccolto ordini d'acquisto dagli investitori di tutta Europa per circa 8 miliardi di euro. Dopo avere annunciato l'intenzione di emettere un bond settennale, in 90 minuti scarsi alle banche collocatrici (Bnp, Goldman, JP Morgan, Mediobanca, Rbs, Santander e UniCredit) sono infatti arrivate manifestazioni d'interesse da 495 investitori istituzionali: principalmente tedeschi (dai quali è arrivato il 21,8% della domanda), inglesi (16,7%) e francesi (15,4%). Solo l'8,75% della domanda è arrivato dall'Italia.
Dopo Eni, che il 27 gennaio aveva raccolto quasi 14 miliardi di ordini d'acquisto per un'emissione da un miliardo, ieri è stata Atlantia a dare la conferma: l'Italia è tornata ad attirare investitori finanziari. Soprattutto quelli esteri. Il clima più sereno sui BTp si sta allargando, piano piano, anche al sistema industriale. Ecco perché – testimoniano gli addetti ai lavori – altri nomi noti del made in Italy potrebbero presto andare sul mercato obbligazionario: gli addetti ai lavori guardano Pirelli e Telecom Italia. Ma anche ad altri gruppi.
Atlantia ne approfitta
Che l'umore del mercato sia cambiato lo dimostrano i BTp: il divario tra i rendimenti italiani decennali e quelli tedeschi è infatti sceso dai 529 punti base del 9 gennaio ai 373 di ieri. La grande liquidità immessa sul mercato dalla Bce e gli spiragli di ottimismo sulla crisi europea hanno infatti ridato fiducia agli investitori. Gli acquisti sono arrivati anche sulle obbligazioni aziendali. Eni l'ha dimostrato a fine gennaio. Ma anche all'estero gruppi come Compass (che ha raccolto una domanda sei volte superiore all'offerta), Tvo, Alstom e altri hanno fatto il botto con le ultime emissioni di bond.
Atlantia, che da mesi guardava il mercato, ha deciso di cogliere la palla al balzo. La domanda è stata così abbondante, che il gruppo ha potuto permettersi di ridurre il rendimento rispetto alle indicazioni iniziali. In origine il bond era stato annunciato a 290 punti base sopra il tasso swap. Alla fine è stato emesso a 275: questo significa che il titolo offre un rendimento del 4,669%. Risultato significativo: si tratta di un tasso d'interesse 0,55 punti percentuali inferiore a quello dei BTp. Insomma, Atlantia (che ha rating nel campo della singola "A") paga interessi più bassi dello Stato italiano. Il gruppo, contemporaneamente, ha anche annunciato l'intenzione di ricomprare parte del suo debito sul mercato: il 2 febbraio inizierà un'offerta di acquisto sul bond che scade il 9 giugno 2014.
Aziende in lista d'attesa
Un momento così positivo (che non si sa quanto possa durare) non può passare inosservato a qualunque direttore finanziario di qualunque grande azienda. Le imprese italiane – calcola Dealogic – nel 2012 dovranno rimborsare prestiti bancari per 26,9 miliardi di euro (cifra che comprende solo il grandi finanziamenti) e obbligazioni per 9,4 miliardi: dato che le banche stanno tirando il freno del credito, il canale obbligazionario diventa un'alternativa quasi obbligata. Morale: un po' tutti i grandi gruppi ci stanno pensando. «Noi siamo in contatto con vari gruppi industriali, che stanno pensando ad emettere un bond», riferiscono da una grande banca. «Tutti stanno vagliando le opportunità – spiegano da un altro istituto –, ma i tassi non sono ancora ottimali per tutti».
Enel partirà presto con un'offerta per i risparmiatori. Sul mercato si guarda poi a Pirelli. Il gruppo ha recentemente effettuato un road show negli Stati Uniti, per incontrare investitori americani, per cui potrebbe emettere un bond in dollari. «Oppure – suggerisce un operatore – anche in euro». Telecom Italia, che ha rating più bassi rispetto a Eni o Atlantia, certamente pagherebbe interessi importanti se scendesse ora in campo: secondo alcuni osservatori dunque aspetterà, mentre altri ritengono che possa approfittare del buon momento. Ci sono poi le imprese più piccole. Molte di loro stanno incontrando – segretamente – investitori americani, per realizzare collocamenti oltreoceano. Forse il 2012 sarà l'anno del credit crunch. Potrebbe però diventare anche l'anno dei bond.

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