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Atlantia, Benetton scioglie il patto

È partito il conto alla rovescia per il decollo del nuovo assetto azionario di Atlantia, la holding guidata dalla famiglia Benetton cui fanno capo le attività autostradali e gli Aeroporti di Roma. Al centro del cantiere è Sintonia, la società che fa da cuscinetto tra la stessa Atlantia e i grandi soci: la dinastia di Ponzano Veneto guidata dal presidente di Edizione, Gilberto Benetton, con il 66,4% e il fondo sovrano di Singapore Gic con il 17,68%, nel ruolo di investitori industriali, più Goldman Sachs (9,98%) e Mediobanca (5,95%). E che adesso si apprestano a diventare azionisti diretti della società guidata dal Ceo Giovanni Castellucci e quotata a Piazza Affari dove capitalizza 16,3 miliardi. 
Entro il 21 dicembre, come previsto dal patto di sindacato, partiranno le disdette all’accordo che anni fa aveva celebrato la creazione di una holding nata per gli investimenti internazionali nelle infrastrutture e sostenere la crescita degli asset. La storia ha preso un altro corso, impostato un anno fa con la fusione Atlantia-Gemina che ha ridisegnato il ruolo di Sintonia, riducendolo. Oggi l’unica attività in pancia è il 45,56% di Atlantia, a cui fa capo, dopo la maxi aggregazione dello scorso anno, da un lato Autostrade e dall’altro Adr. Ne è risultato un assetto societario che vede una holding privata controllare una società quotata a cui fanno capo due business. Tale schema si sposa con quel progetto di integrazione tra autostrade e aeroporti auspicato dai soci di Sintonia, che oggi però è uno strumento poco funzionale.
Le missive partiranno in questi giorni perché le riflessioni tra azionisti avviate dopo l’estate hanno già portato alla decisione finale. Sintonia sparirà dalla nuova mappa di comando perché ha perso il contenuto della sua missione originaria, ormai svolta appieno da Atlantia e Adr. Si procederà con la scissione proporzionale di Sintonia: ogni socio riceverà cioè il pro quota Atlantia della sua partecipazione nella holding al piano di sopra. Non subito, però, perché i patti prevedono che il passaggi operativi avvengano entro il 21 giugno. I benefici dell’operazione? I soci avranno le mani più libere — sostiene chi lavora al dossier — e quindi la massima flessibilità se vorranno valorizzare le loro quote. Fatto che forse toccherà più da vicino gli investitori finanziari Mediobanca e forse Goldman Sachs che tempo addietro aveva avviato un dialogo con il Gic ma Singapore ha fermato la partita. Per ora ogni mossa è stata congelata all’interno della holding presieduta da Gianni Mion. Ci vorrà tempo per gli aspetti tecnici e forse per riflettere il riassetto anche sulla governance complessiva.
Secondo il patto a ogni socio verrà assegnata una quota di attività e passività di Sintonia che ha in pancia 265 milioni di debiti netti, in costante calo, messi a confronto con il 45,5% di Atlantia che in Borsa vale 7,4 miliardi. L’idea è di arrivare a giugno con debiti azzerati grazie ai dividendi della stessa Atlantia che a ottobre ha già versato un acconto sul 2014 pari a 0,355 euro per azione. Fin qui i soci hanno investito in Sintonia circa 2 miliardi. Ne usciranno senza aver perso un euro.

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