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Atlantia batte il tempo a Perez: «Scoprire le carte su Autostrade»

La nuova lettera a Florentino Perez è stata inviata nella tarda serata di ieri. A firmarla i vertici di Atlantia supportati dagli advisor. Una missiva che procede nel solco dei “contatti” avviati con il patron del costruttore spagnolo Acs dopo che la compagnia ha manifestato interesse per Aspi e il relativo processo di valorizzazione. Di fatto la holding, nelle poche righe messe nero su bianco, prende atto del fatto che il gruppo iberico si stia organizzando per predisporre un’offerta vincolante e conferma di essere a disposizione. Tuttavia chiede di poter sapere come Perez intenda procedere. Questo perché, va ricordato, il percorso di valorizzazione di Autostrade è già incanalato in un binario abbastanza definito: la trattativa con Cdp e i fondi Blackstone e Macquarie.

Trattativa che potrebbe arrivare a un punto di svolta nei prossimi giorni. Al momento il consiglio di Atlantia non è ancora stato ufficialmente convocato. Ma l’ambizione sarebbe di riunire i membri del board venerdì e in quella sede plausibilmente fissare le tappe per provare a definire un dossier da troppo tempo aperto. L’obiettivo è convocare l’assise entro il 28 maggio, data fissata dal consorzio come termine ultimo di validità dell’offerta, per sottoporre ai soci, sebbene con intento puramente consultivo, la proposta di Cassa. Ciò in modo tale che il cda, confortato o meno dal supporto degli azionisti, possa poi prendere una decisione definitiva sulla vendita di Autostrade. Perché ciò avvenga, tuttavia, deve arrivare sul tavolo di Atlantia la nuova proposta targata della cordata. Il cda della holding tenuto la scorsa settimana ha infatti dovuto prendere atto del fatto che su alcuni aspetti le distanze permangono. Se sul tema delle indennità o garanzie, legate fondamentalmente alla tragedia del Ponte Morandi, sono stati fatti passi avanti tali da poter definire superata l’impasse, la questione prezzo e di conseguenza il tema ristori Covid, invece, necessitano ancora di alcune messe a punto. In particolare, sul fronte della valorizzazione pesa una questione piuttosto tecnica che ruota attorno alle prospettive di “rendimento”: più basse per Cdp e i suoi partner, più alte per Atlantia. Se da un lato si ipotizza un rendimento potenziale prossimo al 5,5% dall’altro, sulla scorta anche di numerose analisi che scontano le future dinamiche dei tassi, si stima una percentuale non inferiore al 7%. Una forbice che è lo specchio della distanza che esiste tra le parti sul fronte prezzo. Distanza, tuttavia, che potrebbe essere superata con poco. Allo stato attuale la proposta di Cdp valorizza Aspi 9,1 miliardi, a questi tuttavia potenzialmente potrebbero essere aggiunti altri 400 milioni di ristori da pandemia. Bene, se si trovasse il modo di rendere contrattualmente vincolanti quei rimborsi si raggiungerebbe la somma di 9,5 miliardi di euro. Che è esattamente la soglia minima della forchetta di prezzo indicata dagli advisor ad Atlantia quando hanno dovuto valutare la concessione. Una simile cifra, ipoteticamente, renderebbe più agile la procedura di approvazione della proposta targata Cdp da parte del cda e potrebbe rendere più semplice anche il passaggio in assemblea complice il fatto che i proxy advisor difficilmente potrebbero esprimersi negativamente rispetto a uno schema che garantisce un prezzo “equo”. La palla, in ogni caso, al momento è nel campo di Cassa. All’ente e ai fondi toccherà decidere nei prossimi giorni se mettere a punto o meno una nuova proposta con l’obiettivo di avvicinare ulteriormente le parti.

Allo stesso modo spetterà anche a Florentino Perez far capire ad Atlantia, si presume in tempi comunque abbastanza stretti, se intende passare ai fatti dopo aver manifestato solo intenzioni.

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